http://vocidallestero.it/2017/07/01/...ropria-moneta/


1. E' sempre interessante, - e già lo abbiamo fatto in passato- esaminare gli "andamenti di lungo periodo dell'economia italiana", paper on line aggiornato periodicamente sul sito del dipartimento economico della Presidenza del consiglio. L'ultima versione è stata aggiornata a ottobre 2017.
La vulgata mainstream predica che la spesa pubblica determini lo spiazzamento della spesa privata, in particolare in investimenti, dissuadendone l'effettuazione, sicché questo crowding-out agirebbe secondo le linee della equivalenza ricardiana "modernizzata" da Barro.
Secondo questa fantasiosa ipotesi (i cui "tenets" sono rigorosamente deduttivistici e mai verificati nella realtà, come precisa Stiglitz; qui, pp.4-6) aumentando la spesa pubblica, e, in condizioni di Welfare State, anche solo non tagliandola, il risparmio tenderebbe ad accumularsi senza convertirsi in investimenti: ciò in quanto il settore privato, (famiglie e imprese), tenderebbe a difendersi preventivamente mettendo da parte le risorse per assolvere un crescente carico tributario "compensativo" a posteriori, dell'aumento (o del mancato taglio) della spesa pubblica.
Ovvio che questa ipotesi presuppone l'assetto istituzionale di limiti legali all'indebitamento pubblico, portati fino alla obbligatorietà del pareggio di bilancio.


2. Non altrettanto ovvio è che, in questo assetto istituzionale (deficit-ceiling, con forzosa progressiva riduzione del perimetro dello Stato) possa crearsi il risparmio stesso o, quantomeno, aumentare la relativa propensione e indurre un aumento degli investimenti.
La realtà propria dell'Unione europea, caratterizzata da una particolare rigidità di questo assetto istituzionale, accentuata ulteriormente nell'eurozona, indica che accade un fenomeno esattamente opposto, (come vedremo al punto sucessivo): il risparmio diminuisce drasticamente come tendenza in rapporto al PIL, e quindi tocca un punto di caduta da cui, proprio la logica del pareggio di bilancio, lo induce a risalire nella predicata "posizione difensiva" del settore privato, ma senza convertirsi, né prima nè dopo, in un aumento degli investimenti: al più si potrà avere, sempre da un punto di caduta minimo, che denota un assetto distruttivo del capitale fisico impiegato, una piccola risalita, dovuta agli investimenti "lordi", cioè alla mera ricostituzione e manutenzione (sostitutiva) dello stesso volume di impianti impiegati dalle imprese sopravvissute (e quindi si avrà un capitale fisico industriale in restrizione costante).


3. Questo fenomeno lungi dal confermare la teoria di Barro, enfatizza, semmai, che la propensione all'investimento dipende da tutt'altro che dalle attese di minor tassazione adottata in pareggio di bilancio, cioè finanziata da corrispondenti tagli della spesa pubblica; investimento e domanda interna sono in relazione diretta molto più oggettiva e tangibile di quanto non sia l'aspettativa di minor inflazione e di tassi di interesse anche prossimi allo zero.
Questo andamento è particolarmente evidente in Italia successivamente all'entrata nell'UE e, ancora più, nell'unione monetaria (ma già si era manifestato con lo SME e il divorzio tesoro-bankitalia, certamente riguardo al risparmio privato).


Effetti sul risparmio del settore privato in Italia di SME-divorzio, manovre di convergenza (1992 e a partire dal 1996) verso l'unione monetaria nonché dell'austerità espansiva (dall'estate 2010 al picco del governo Monti).



Andamento di risparmi e investimenti in piena "era" di adozione dell'euro



4. Il dato è confermato a livello comparato Italia-UE, con l'Italia impegnata in privatizzazioni (qui, pp.7 e ss.) e in riduzioni percentuali dell'indebitamento annuale più intense degli altri euro-membri, e che sono risultate ben lungi dallo stimolare qualsiasi tipo di aumento di un "sano" investimento (privato), cioè che non fosse transitoriamente legato a effimere imprese che cercarono di sfruttare il denaro a basso costo e la flessibilizzazione del mercato del lavoro; e quindi investimento labor intensive e tecnologicamente povero indotto finanziariamente dall'euro:




5. Naturalmente lo stesso fenomeno riguarda anchela formazione del risparmio (se non quello "difensivo" susseguente al punto di caduta, determinato dall'austerità e conseguente al suo perpetuarsi a tempo indefinito; cioè come "riforme strutturali"):




6. Ma tralasceremmo l'oziosa disputa sulla mancata diminuzione della spesa pubblica in termini reali, cioè quelli che contano per i livelli essenziali delle prestazioni attinenti ai diritti fondamentali dei cittadini, rispetto al PIL in queste condizioni "istituzionali".
L'impoverimento reddituale determinato dalla maggior disoccupazione indotta per via fiscale, infatti, fa pesare la spesa pubblica (nominale) percentualmente di più, rispetto ad un PIL che cresce meno a seguito del...venir meno della domanda/spesa pubblica: lo Studio Giarda, appena linkato, evidenzia il fenomeno congiunturale di spese difficilmente evitabili e comprimibili, come quella sanitaria, per una popolazione impoverita e invecchiata, nonché per stabilizzatori automatici vari, tesi a compensare gli effetti sociali destabilizzanti della disoccupazione e della sottooccupazione.
Ci limitiamo a questi dati, avvertendo che, dopo il 2013-2014, il trend si può solo essere stabilizzato, senza sostanziali variazioni, per via della "flessibilità" di bilancio (ormai agli sgoccioli per via del problema del debito), attesa la insostenibilità politica e sociale di una prosecuzione lineare dello stesso trend in compresenza di deflazione, indicativa di un'irrisolvibile disoccupazione effettiva, cioè quella che comprende, nel dato c.d. U6 (qui, p.5 e qui), con il dilagare delle varie categorie di working poors):


7. Ma l'effetto delle politiche economico-fiscali fondate sullo spiazzamento e l'equivalenza ricardiana, oltre a distruggere il risparmio e gli investimenti privati (certamente dentro la moneta unica che è un acceleratore del tutto in forma di "stato di eccezione" permanente), è in realtà una via sicura verso l'aumento della povertà, sia assoluta che "relativa" (ma non meno insidiosa dal punto di vista del disagio sociale, del risparmio e del dissipamento strutturale del capitale umano nazionale).
Ce lo attestano i dati del Dipartimento economico citati all'inizio del post, acutizzando il problema di sviluppo diseguale interno al territorio nazionale, proprio per il venir meno dell'intervento finanziario pubblico e fermo restando l'aumento complessivo di povertà in tutta Italia:












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