Si conclude oggi a Ravenna la decima edizione di Fare i conti con l’ambiente, importante palcoscenico della green economy dove Anpar – l’Associazione nazionale produttori aggregati riciclati – ha evidenziato la necessità di sanare un paradosso tutto italiano: l’industria del riciclo dei rifiuti inerti costituisce infatti a livello europeo un pilastro dell’economia circolare, mentre nel nostro Paese è frenata dallo scarso impiego dei materiali riciclati nell’edilizia e nella costruzione e manutenzione di opere stradali, come mostrano da ultimo i dati diffusi da Legambiente. Anche guardando solo alla capacità di recupero dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione la distanza tra l’Italia e gli altri Paesi Ue appare lampante: a fronte di un recupero pari al 98% dell’Olanda, o al 91% della Germania, l’Italia si ferma al 10%.Eppure, come sottolinea oggi l’Anpar, il riciclo dei rifiuti inerti presenta una serie di indubbi vantaggi per le pubbliche amministrazioni e gli Enti locali (salvaguardia del territorio, limitazioni allo smaltimento in discarica e dell’apertura di nuove cave di inerti naturali), per le imprese del settore delle costruzioni (minori costi per conferire i rifiuti presso gli impianti di riciclaggio rispetto al ricorso alla discarica e materiali riciclati che, a parità di prestazioni, hanno prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli naturali) e per la tutela dell’ambiente e della salute umana.Nonostante questi vantaggi concreti, esistono tuttora numerosi ostacoli che non permettono al settore di prendere slancio e di diventare una componente attiva nell’economia circolare, in primis la diffidenza nell’utilizzo di prodotti derivati dai rifiuti.Un’importante opportunità per cambiare rotta è oggi rappresentata dall’applicazione delle norme sul Green public procument nei diversi settori di impiego degli aggregati riciclati/artificiali e, in particolare, dai Criteri ambientali minimi (Cam) per le strade in via di definizione dal ministero dell’Ambiente: con la pubblicazione della legge 221/2015 l’Italia è divenuto il primo Paese Ue a imporre l’obbligo di applicazione dei Criteri ambientali minimi per le stazioni pubbliche appaltanti, salvo “dimenticarsi” di rendere cogente la norma – da anni la determinante importanza degli acquisti verdi è stata inserita nella legislazione nazionale – tramite un apparato di controlli e sanzioni per gli inadempienti che, quando ci sono, generalmente non vengono applicati.In attesa di un’effettiva svolta su questo fronte, l’Anpar evidenzia come il ministero dell’Ambiente abbia positivamente già provveduto ad emanare i Cam per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione, sottolineando però al contempo che la maggioranza degli aggregati riciclati e artificiali trova però impiego nelle opere infrastrutturali.Diventa dunque urgente che il ministero completi quanto prima i Cam per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione delle infrastrutture (strade, ferrovie, aeroporti, etc.), e che le pubbliche amministrazioni applichino effettivamente le disposizioni previste dando slancio al mercato degli aggregati riciclati: non è mai troppo tardi per iniziare, in modo che le pubbliche amministrazioni possano finalmente svolgere un ruolo importante nel mercato dei prodotti riciclati, dirigendone e stimolandone la domanda.L'articolo A che punto è il cammino verso l’impiego di aggregati riciclati nelle infrastrutture italiane? sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.


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