Già dominata dal tema dell’immigrazione e dall’ascesa dell’estrema destra xenofoba di Geert Wilders, la campagna elettorale olandese ha subìto un forte scossone questo fine settimana, a tre giorni dal voto, a causa della crisi diplomatica con la Turchia. Gli ultimi sondaggi – che comunque non possono tenere conto degli ultimi eventi – dell’istituto Maurice de Hond pubblicati ieri vedono il partito del premier Mark Rutte (VVD) al primo posto con 24 seggi su 150 alla camera bassa del parlamento, in netto calo rispetto ai 40 seggi di cui dispone attualmente. Il partito di Wilders (PVV) è al secondo posto, con 22 seggi, in ulteriore calo rispetto ai precedenti sondaggi.
La tensione con la Turchia – causata dal divieto di ingresso a rappresentanti del governo turco per svolgere comizi elettorali in Olanda in vista del referendum costituzionale del 16 aprile – ha un duplice risvolto: da un lato viene sfruttata da Wilders per dimostrare come decenni di tolleranza verso l’immigrazione di massa e il multiculturalismo abbiano prodotto solo sfasci nella società olandese e allo stesso tempo il pugno duro mostrato dal governo dell’Aia verso Ankara gioca a favore del premier Rutte, che ha ribadito il suo appello alla popolazione di origine turca a “rispettare i valori olandesi” o ad andarsene. Intanto oggi l’Aia ha esortato i suoi cittadini che si trovassero in Turchia alla massima prudenza a causa delle “tensioni diplomatiche” e con una nota sul sito internet del ministero degli Esteri ha invitato i connazionali a “restare vigili ed evitare i raduni e i luoghi molto frequentati”.
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[Solo i registrati e attivati possono vedere i links. ] pubblicato su [Solo i registrati e attivati possono vedere i links. ] 14 marzo 2017 17:46.
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