15 gennaio 2015 – È una Suzuki aggressiva quella che si appresta al rientro in MotoGP nel 2015, i cui obiettivi sono molto ambiziosi e a breve termine. Il Team Manager Davide Brivio ha dichiarato di puntare al podio al primo anno e a lottare per il titolo entro la terza stagione. Davide Brivio, il manager lombardo che guiderà la casa di Hamamatsu al ritorno in grande stile nella MotoGP, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport#in edicola ieri i modi, le scelte, gli uomini e gli obiettivi della Suzuki sotto la direzione tecnica del responsabile del progetto Suzuki Racing,#Satoru Terada.
I giapponesi sono stati più ‘aggressivi’ di quanto anch’io potessi pensare – Ha dichiarato Davide Brivio nell’intervista – “Il responsabile del progetto, Satoru Terada, l’anno scorso a Valencia ha parlato di podio per il primo anno e lotta per il titolo in tre stagioni. Sarà dura, ma le corse si fanno pensando sempre di poter vincere. Altrimenti, meglio stare a casa…” Per essere così aggressivi, in Suzuki hanno puntato a due giovani piloti, la rivelazione della categoria Open, Aleix Espargaro e il debuttante nella classe regina e ‘rookie of the year’ in Moto2 nel 2014 Maverick Vinales:Abbiamo scelto come prima guida Aleix Espargaro, che non è mai stato pilota ufficiale. Lui indirizzerà lo sviluppo. E il secondo è una scommessa ancora più grande, Maveric Viñales che mi ha impressionato l’anno scorso da debuttante Moto2 in Qatar. Da metà gara andava come i primi. E ha vinto quella dopo”. La squadra Suzuki Racing MotoGP sarà formata da un mix di tecnici giapponesi e italiani: Non è un caso perché tra giapponesi e italiani si riesce a creare un equilibrio quasi perfetto. Loro hanno il metodo, l’organizzazione. Noi rispondiamo con il colpo di genio, con l’intuizione, soprattutto con la passione assoluta per le corse. Del resto, un po’ tutte le Case hanno fatto una scelta simile. La Yamaha mi portò nel Motomondiale dopo la SBK, e la Honda si è affidata a Livio Suppo”. “Non credete a chi dice che ci sono giapponesi e giapponesi” – ha continuato il Manager lombardo – “Più o meno sono tutti molto simili. In Suzuki come alla Yamaha si fanno delle riunioni lunghissime, anche 8-9 ore in un giorno. Si sviscera ogni più piccolo dettaglio. Io ormai sono abituato, vado 3-4 volte l’anno vado in Giappone, sto magari 5 giorni che sono delle ‘full immersion’ nelle problematiche”. Il ritiro della Suzuki alla fine del 2011 non era da intendersi come un addio, ma un ‘reset’ della situazione che si era creata: “Mi sono reso conto che il loro ritiro non era un addio. Se si rilegge il comunicato di allora lo si intuisce. È stato una sorta di voltar pagina e azzerare tutto, dalla struttura organizzativa alla moto, ridisegnata da un foglio bianco. Hanno deciso di controllare tutto in prima persona. Come è giusto che sia per una grande azienda. Hanno cercato un manager che incontrasse la loro fiducia e hanno scelto me, un grande onore e una sfida impegnativa, una grande avventura, in ogni caso eccitante”. Foto:#suzuki-racing.com

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