14 gennaio 2015 – “Sposa bagnata, sposa fortunata” scrisse Franco Lini sulle colonne di Auto Italiana a commento del debutto vittorioso della Ferrari 158 in un piovoso Gran Premio di Siracusa dell’Aprile 1964.La fortuna rimase vicina alla 158 per tutta la stagione tanto che, a fine anno, conquistò il mondiale con Surtess facendone il primo pilota a vincere il titolo in moto e in auto. Non sono amante delle statistiche, ma non sono molte le auto di nuova concezione nel telaio e nel motore a vincere #alla prima stagione, e questo è un ulteriore merito che va ascritto a Mauro Forghieri. Quando all’ingegnere modenese fu data la responsabilità della progettazione era il 1962 e la Scuderia si trovava in una situazione analoga all’attuale: tutto lo staff tecnico era stato dimissionato a causa di divergenze con Enzo Ferrari, e la stagione fu affrontata con la 156 progettata dall’ingegner Chiti che aveva dominato la precedente, ma che nel corso del ’62 venne superata dalle otto cilindri inglesi che lasciarono le briciole alla Ferrari.Forghieri si mise all’opera e iniziò modificando la 156, alleggerendola e rendendola #più maneggevole, mentre il motore utilizzato era ancora il sei cilindri Dino. Nel 1963 questa vettura vinse con Surtess uno squillante Gran Premio di Germania e conquistò una pole position a Monza, ma era chiaro che il sei cilindri pur dotato di potenza equivalente agli otto cilindri inglesi, mancava della progressione dei Climax e BRM. Nel 1964 debuttò quella che considero l’opera prima di Forghieri in F1, la 158, auto di nuova concezione nel telaio e nel motore. Il telaio in tubi era rivestito da pannelli di alluminio rivettati sui tubi portanti andando così a formare una semimonoscocca. Le sospensioni anteriori a bilanciere riprendevano quelle introdotte dalla Lotus, ma al retrotreno la 158 aveva una peculiarità che la distingueva dalla concorrenza in quanto il motore diventava portante per via di una flangia che reggeva le sospensioni posteriori.Questa particolarità venne attribuita successivamente alla Lotus 49, anche se in realtà apparteneva alla 158. Anche il motore era inedito: si trattava di un compatto otto cilindri a V di 90 gradi che pare usasse una nuova lega leggera per la fusione di blocco e testate, e sopratutto montava l’iniezione diretta Bosch che dava qualche cavallo in più rispetto ai propulsori rivali d’oltremanica, sia pure a prezzo di una messa a punto più difficoltosa stando a quanto dichiarato da Surtess. Ne risultò una monoposto bella e filante, cucita addosso a #al pilota inglese, che in occasione di quella stagione vinse al Nurburgring e a Monza, e che grazie agli altri piazzamenti riuscì a prevalere nei confronti della temibile Lotus di Clark e dell’altrettanto valida BRM di Graham Hill.Nel 1965 l’otto cilindri della 158 fu modificato nell’aspirazione alla ricerca di qualche cavallo#ai regimi intermedi, ma non risultò all’altezza dei di quello schierato dai concorrenti britannici. Inoltre, la lotta contro il gigante Ford nella sfida di Le Mans ed il contemporaneo sviluppo del 12 cilindri a v di 180 gradi #montato sul telaio della 158 assorbirono le poche risorse a disposizione e la stagione si chiuse senza nessuna vittoria. Nel 1966 la cilindrata delle F1 venne portata a 3000 cc,# ma in nel corso dell’anno il telaio 158 venne ancora impiegato in abbinamento con il sei cilindri Dino da 2400 cc.

14 gennaio 2015 – “Sposa bagnata, sposa fortunata” scrisse Franco Lini sulle colonne di Auto Italiana a commento del debutto vittorioso della Ferrari 158 in un piovoso Gran Premio di Siracusa dell’Aprile 1964.La fortuna rimase vicina alla 158 per …

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