[Buon compleanno Mauro] 13 gennaio 2015 – Il bilancio di un italiano di successo: Mauro Forghieri oggi festeggia ottant’anni.
Ingegner Forghieri, una carriera dedicata alla ricerca, alle corse e alla Ferrari, una vita di “gioie terribili”: cosa significa passare sotto la bandiera a scacchi degli ottant’anni?
“Significa guardarsi indietro e rendersi conto di quanti cambiamenti ci sono stati, non proprio tutti positivi. E’ una carrellata sulla propria vita alla quale non è possibile sottrarsi. Rivedendo il mio passato, non sono certo che ripeterei tutte le cose che ho fatto. Sono rimasto scioccato nel constatare come nel nostro Paese – non è il mio caso – molto spesso la società non riconosce i meriti delle persone di valore, che anzichè premiarle, le combatte, le blocca. L’Italia non brilla nella distribuzione dei premi al merito, mentre occupa i primi gradini sul podio delle convenienze. Enrico Mattei è stato il simbolo di un modo di pensare dell’Italia, abbastanza visionario da tentare di trasformare una nazione sconfitta e contadina in un Paese avanzato con un’industria forte. Mattei ci ha insegnato a immaginare il futuro, prima di essere fermato. Volendo fare un bilancio globale, ammiro abbastanza gli Stati Uniti dove si continuano a premiare gli uomini che nel loro lavoro dimostrano di possedere cultura, metodo, carattere, genialità e – in moltissimi casi – anche tanti soldi. L’Italia invece è un paese costantemente tardivo. Siamo il prodotto della nostra condizione, prima fra tutte quella di una scuola in declino. I mali nascono per mancanza di saperi: è una questione di cultura.”Meritocrazia e nepotismo: in Italia i saperi spesso vengono barattati con la convenienza, a prescindere dalla qualità degli uomini o del progetto, con conseguente danno per tutto il Paese…
“Non tutti possono essere bravi ingegneri, bravi medici, bravi ricercatori, ma se non ci sono le condizioni per volorizzare i più meritevoli, il livello si abbassa inesorbailmente per tutti. Solamente la cultura eleva la società e attribuisce dignità all’uomo, emancipandolo. Chi emana le leggi dovrebbe avere davanti la visione delle necessità per il cambiamento, mentre mi sembra manchi la capacità o la volontà di voler dare una prospettiva al futuro su basi concrete, con visioni di ampio respiro. Senza cultura il lento impoverimento della società è assicurato. Non è vero che l’Italia continua ad essere la fucina di un tempo per creatività e ingegnosità. Abbiamo perduto il valore della “bellezza”, quella che differenziava noi italiani da tutti gli altri, consentedoci di emergere ed imporci nel mondo.Noi eravamo più pronti, più reattivi nel trovare la soluzione migliore, sicuramente la più originale e inedita, perchè frutto di quella creatività che ci derivava dal Dna dell’essere italiani, figli del Rinascimento, un patrimonio che nessuno mai ha avuto. Modificando nel tempo la scuola, si è sempre più appiattito l’interesse delle nuove generazioni per il sapere, mortificando la curiosità e la sete di conoscenza. Siamo un paese destinato ad inseguire da posizioni in classifica sempre più arretrate.”L’Italia di oggi è lo specchio di una decadenza vissuta senza apparenti reazioni, dalla scuola alle istituzioni…
“In passato abbiamo cercato di acquisire i punti di forza delle migliori università come quelle americane, tedesche e inglesi. Oggi i nostri docenti e insegnanti si lamentano per il crescente cattivo funzionamento di una istituzione fondamentale per la società del domani: la scuola. L’eredità lasciataci dal Rinascimento ha fatto fiorire e primeggiare la nostra cultura nei campi più disparati, dimostrado quanto la conoscenza sia necessaria per reagire più velocemente degli altri: solamente così si vince la sfida in qualsiasi campo ci si voglia misurare. Vincere significa anticipare i tempi, condizione che si realizza unicamente attraverso la conoscenza. L’Italia di oggi è un paese perdente.”L’Italia è il paese con un patrimonio artistico unico e originale completamente trascurato: un altro esempio degli effetti di una politica miope e di cittadini indifferenti?
“Le vecchie case rurali disseminate nella campagna italiana, sono un esempio di architettura spontanea meravigliosa, figlie di una precisa cultura che coniugava saperi ispirati dalla funzionalità e dal rispetto per l’ambiente. Oggi invece il contesto in cui viviamo è deturpato dal disordine edilizio, dove case piene di balconcini convivono vicino a brutti capannoni industriali e tutto questo avvilisce e violenta un patrimonio per bellezza unico al mondo, quello del paesaggio italiano il cui valore è inestimabile, invidiato da tutti gli stranieri. Il nostro paesaggio insieme alle opere d’arte che tanto male custodiamo – più della metà dei beni artistici esistenti al mondo si trova in Italia -# potrebbero essere il nostro petrolio, un capitale da proteggere, incrementare e sfruttare con intelligenza seguendo una precisa progettualità di valorizzazione. Invece tutto questo non avviene per una sola ragione: mancano le persone con la cultura per immaginare e attuare un piano del genere.”Tra i tanti successi ottenuti nella sua carriera di progettista e direttore sportivo, come viveva gli errori?
“Nella mia vita ho commesso tanti errori. Da Enzo Ferrari ho avuto un grande isegnamento, quello di saper reagire in modo determinato davanti agli sbagli. La mia fortuna lavorativa è stata quella di aver potuto condividere con i miei tecnici l’errore, metabolizzando insieme l’esperienza nel trovare la soluzione nuova, migliore, quella che ci avrebbe portato insieme al futuro successo. Nel momento in cui ricevevamo la cirtica più violenta, la squadra diventava più coesa e quindi più forte, riuscendo – mi pare – a fare delle belle cose. In questo caso l’umiltà e la cultura servivano per capitalizzare gli errori, trasformandoli in soluzioni inedite e vincenti. In Ferrari la cultura era un bene comune che plasmava tutti, dal meccanico all’ingegnere e tra loro si riversava secondo un principio elementare, semplice, quello che proviene dal popolo. Cultura per un meccanico era la consapevolezza della necessità di imparare con umiltà, condizione indispensabile per crescere lavorando con dignità.Guardando i ragazzi di oggi, vedo una massa di persone omologate nel vestire, nel comportamento, nel cibo, dove apparire è più importante dell’essere. Vedo giovani privi di qualsiasi curiosità utile a una loro reale emancipazione, attratti da stereotipi figli della notorietà capace di escludere la dignità. Noi italiani eravamo degli inguaribili individualisti – io per primo – però l’individualismo conscio con una sana base culturale di spessore, rende gli uomini soggetti positivi e liberi. Oggi invece osservo una massa composta da un insieme di soggetti identici tra loro, identici negli interessi, nelle scelte, nei modelli, intenti a inseguire tendenze che in realtà subiscono passivamente. Questa è una sconfitta.”

[Buon compleanno Mauro] 13 gennaio 2015 – Il bilancio di un italiano di successo: Mauro Forghieri oggi festeggia ottant’anni.
Ingegner Forghieri, una carriera dedicata alla ricerca, alle corse e alla Ferrari, una vita di “gioie terribili”: cosa significa passare

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