6 gennaio 2015 – Il sito internet motorsportmagazine.com pubblica di tanto in tanto interessanti interviste ai più noti meccanici della storia della Formula 1, alzando il sipario su uno dei mondi più celati ma anche più importanti delle corse. Questo mese è stata la vota di Bob Dance, una delle figure più rappresentative e infaticabili nel ruolo, a cavallo tra i ’60 e i ’70.Bob Dance, un nome che non dirà nulla alla stragrande maggioranza di voi, ma che è stato fondamentale – come ogni singolo membro del team tecnico – nei trionfi della Lotus degli anni Settanta. Approdato nella celebre scuderia inglese nel 1960, Bob ha scalato i gradi fino a ruolo di capo meccanico prima di trasferirsi prima in March, poi in Brabham e di tornare infine all’ovile nel 1977.Nell’intervista Dance si concentra soprattutto su due assi della Formula 1, Mario Andretti e Ronnie Peterson, permettendoci di respirare atmosfere di un mondo ormai lontano da quello ipertecnologico attuale.”Penso che questa storia potrà dire molto su Mario Andretti e su come sia cambiata la Formula 1 negli ultimi 30 anni e passa” – ha esordito il meccanico britannico.“Mario aveva appena vinto il titolo di Campione del Mondo e ci avevano chiesto di preparargli l’auto per una parata celebrativa per le strade di Norwich. A lui piacevano questi eventi e un freddissimo sabato mattina andammo a prendere l’auto a County Hall. Ovviamente non avevamo a disposizione strumenti sofisticati per riscaldare l’auto e abbiamo avuto grossi problemi a farla partire“.In condizioni di freddo la pompa di iniezione del motore Cosworth tendeva al grippaggio. Questo accadeva perché con la torsione dell’alberino di azionamento perdeva di precisione nell’iniezione del carburante,#naturalmente questo avvenne sulla vettura iridata di Mario e abbiamo dovuto trainarla, ma siamo riusciti ad azionarla e lui, salito sulla Lotus del ’78, fece un giro sul raccordo della cittadina, attorno a un centro commerciale e in un parco. C’era una folla grandissima e il pubblico era in visibilio, avendo anche avuto la possibilità di parlare in prima persona con Mario, Colin (Chapman) e vedere le auto da vicino“.Ma questo era solo il preludio del racconto di Bob. “I ragazzi hanno deciso che volevano passare una notte in città e hanno invitato Mario e sua mogli Dee Ann” – continua il veterano dei meccanici – “Mario mi chiese di passarlo a prelevare da casa di Colin, a East Carlton Manor, in un ambiente che non sembrava essere il suo e Chapman accettò a malincuore di cedercelo per un paio di birre, ammonendoci di riportargli presto il suo campione del mondo che avrebbe dovuto svegliarsi all’alba per partecipare con lui in equipaggio a una corsa Londra-Brighton per veterani“.Il 1978 era stato un anno di intensa battaglia tra Andretti e Peterson, dominato dalla Lotus ma culminato con la tragica scomparsa dello svedese a Monza.#”Prenditi cura di lui Bob e riportamelo presto – mi disse Colin – era stata una stagione difficile ma i ragazzi volevano festeggiare Mario e siamo andati al fast food ‘Captain America’ di Norwich. Dopo un paio di drink e un boccone, i meccanici hanno deciso che era troppo presto per andare a casa e siamo andati alla Tudor Hall, un night club che sapevamo aver aperto in città“.“Naturalmente siamo stati accolti a braccia aperte, tutti impazzivano per Mario e ci hanno subito trovato un tavolo. Abbiamo passato una notte divertente, i ragazzi hanno bevuto molto e in un attimo si sono fatte le tre del mattino e Mario doveva essere pronto per la Londra-Brighton con partenza alle sei. I meccanici erano abituati a tirar tardi la notte e presentarsi presto al mattino in pista, ma non Mario. Riportandolo in Hotel gli dissi di assicurarsi di puntare la sveglia per la gara, ma lui mi disse sorridendo: ‘non ce la farò mai a partecipare‘ prima di scomparire oltre la hall“.Pensavo che sarebbe stato meglio ce l’avesse fatta, o sarei stato in grossi guai con Colin. Il giorno dopo ero a Ketteringham Hall e uno dei ragazzi mi ha detto: hai sentito? Mario non ha partecipato alla Londra Brighton! Ero davvero nei guai. Appena Colin è arrivato era un po’ freddino, poi più tardi mi ha preso in disparte e ammonito: ‘che diavolo avete fatto con Mario sabato sera? Non si è presentato, ho dovuto tirar giù un pilota dal letto, fargli prendere un aereo da Hethel a Gatwick e farmi raggiungere a metà strada per poi metterlo al volante della macchina per la parte conclusiva della corsa“.“Mi sono scusato con lui e gli ho sottolineato che non ha mai fatto tardi alle corse, aggiungendo un ‘certo che i piloti sono proprio imprevedibili’. Chapman accettò le mie scuse” – conclude il suo racconto Dance – “e io tirai fuori per anni la storia con Mario. Tutti pensavano che fosse perfetto ma, sapete, ogni tanto capitano di questi giorni….

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