2 gennaio 2015 – Il confronto tra le prestazioni delle monoposto 2014 equipaggiate con la nuova tecnologia dei motori turbo ibridi, e le collaudatissime GP2 era uno dei leitmotiv di inizio di stagione. A bocce ferme, come si sono comportate le Formula 1 post-rivoluzione regolamentare rispetto alle sorelle minori? E rispetto alle antenate del 2013? Era una delle preoccupazioni maggiori a inizio campionato, l’eventualità che la differenza di prestazioni tra le nuovissime monoposto di Formula 1 turbo ibride e le GP2 si rivelasse troppo sottile. Già in Bahrain si temeva il peggio, guardando i tempi sul giro fatti registrare a Melbourne e Sepang se confrontati con quelli del 2013. Il rischio era sostanzialmente quello che le migliori vetture di GP2 potessero addirittura andare più veloci delle Formula 1 di fondo gruppo, Marussia e Caterham su tutte.Con la prima stagione post-rivoluzione regolamentare ormai in ghiaccio, l’occasione è perfetta per tirare le somme e verificare se tutto quell’allarmismo fosse, o meno, frutto di un ingiustificato pessimismo di giornalisti e addetti ai lavori. A offrire lo spunto fondamentale per questo tipo di analisi è l’infografica realizzata dall’illustratore brasiliano Bruno Mantovani e pubblicata nel numero 56 della rivista Warm Up. Tutti i confronti sono relativi ai tempi fatti registrare in qualifica e sull’asciutto, considerando quindi talvolta anche la Q1, la Q2 o addirittura le prove libere, in caso di sessioni del sabato interamente bagnate.Come è facilmente verificabile già da un primo sguardo dell’infografica, è evidente che le preoccupazioni, specialmente a inizio campionato, fossero tutt’altro che infondate. D’altronde, se è vero che la pole position in Bahrain – circuito dove per la prima volta fu possibile apprezzare il confronto diretto tra le nuove monoposto di Formula 1 e le GP2 – fu più veloce di circa cinque secondi rispetto al miglior giro in GP2, è anche vero come l’1’37”919 di Max Chilton pericolosamente si avvicinasse all’1’38”865 del poleman tra i cadetti, Jolyon Palmer.Il gap è ancora più ristretto, poi, un mese dopo nel corso delle qualifiche del Gran Premio di Spagna. Qui si tocca il distacco minore tra le due categorie: Lewis Hamilton fa registrare la pole position in 1’25”232 con Stephane Richelmi che si impone sugli avversari con il crono di 1’29”292. Soli quattro secondi di differenza tra la Mercedes dei record e la DAMS del pilota monegasco. E c’è di più, perché la monoposto cadetta firmata da Dallara e Renault, con il tempo di Richelmi avrebbe addirittura scavalcato le scuderie fanalino di coda in Formula 1, piazzandosi idealmente al diciottesimo posto davanti a Chilton, Bianchi, Ericsson, Kobayashi e Maldonado (rimasto senza tempo a causa di un incidente in Q1).Le cose, poi, cambieranno sensibilmente con il prosieguo del campionato. Mercedes, Ferrari e Renault riusciranno a incrementare l’efficienza di propulsori e batterie e, a poco a poco, la distanza sulle monoposto della serie propedeutica aumenterà. Si passa dai 4.8 secondi di Monte Carlo, dato interessante in una pista non proprio “di motore”, ai 6.6 di Zeltweg e, addirittura ai 7.6 di Abu Dhabi. Distacchi, dalla seconda parte di stagione in poi, praticamente analoghi a quelli dei campionati scorsi.Certo, bisogna sempre tenere conto della differenza tecnologica delle due tipologie di vetture e del fatto, ad esempio, che quelle della classe regina in qualifica possono utilizzare il DRS. O, ancora, pensare alle gomme, con i piloti di GP2 costretti a usare dei compound complessivamente più duri rispetto a quelli offerti dalla Pirelli agli illustri colleghi della F1. Ma il discorso però non cambia nella sostanza, atteso che pure nel 2013 era possibile usufruire del DRS o di pneumatici più performanti.Segue più o meno lo stesso trend anche il confronto tra i tempi dei bolidi turbo ibridi e quelli del 2013 equipaggiati con i “vecchi” V8 aspirati. A inizio campionato i distacchi sono piuttosto consistenti, con i quasi tre secondi della Malesia e addirittura i quattro scarsi di Shanghai. Poi, lentamente ma inesorabilmente, il gap si riduce fino al clamoroso sorpasso avvenuto ad Austin e San Paolo, sebbene pure in questi casi si debba considerare il cambiamento di mescole in favore di compound più morbidi (e, a Interlagos, anche la riasfaltatura del tracciato).Un dato inconfutabile, poiché ottenuto con le stesse condizioni di asfalto e gomme – sebbene, in realtà, a parità di mescole le Pirelli 2013 siano risultate più performanti di quelle 2014 – è quello offerto dall’appuntamento di chiusura ad Abu Dhabi. La pole dello scorso anno siglata da Mark Webber è di soli cinque decimi più rapida di quella ottenuta qualche settimana fa da Nico Rosberg: la misura perfetta di quanto queste monoposto si siano evolute nel corso della stagione nonché il preludio a un 2015 ancora più veloce.

2 gennaio 2015 – Il confronto tra le prestazioni delle monoposto 2014 equipaggiate con la nuova tecnologia dei motori turbo ibridi, e le collaudatissime GP2 era uno dei leitmotiv di inizio di stagione. A bocce ferme, come si sono comportate

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