[Salvataggio in Adriatico] 30 dicembre 2014 – «Recuperare 427 persone da una nave in fiamme, la maggior parte con elicotteri, mentre c’erano venti con raffiche anche di 50 nodi, è stata un’impresa storica», ha dichiarato l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina Militare.Il dramma del traghetto italiano Norman Atlantic – noleggiato alla compagnia Anek Lines – partito dal porto greco di Patrasso e diretto ad Ancona, è iniziato domenica mattina alle 4:30 al largo delle coste dell’Albania quando è scoppiato un incedio a bordo per cause ancora da appurare. L’attività di soccorso si è svolta a 33 Miglia a Nord Est da Otranto e 12 Miglia dal porto albanese di Valona, con mare forza 8 e onde di 5 metri. Al momento si registrano dieci vittime e – secondo fonti della marina ellenica – oltre trenta potrebbero essere le persone disperse.Il capitano di fregata Mario Maccaroni racconta: “I soccorritori hanno affrontato tantissime difficoltà. Il maltempo e la presenza di elicotteri creano seri problemi e in queste situazioni. Anche i soccorritori rischiano di farsi male, come purtroppo è successo. Comunque abbiamo visto che il nostro lavoro è stato molto apprezzato”.Tra le navi impegnate nelle operazioni di salvataggio, anche la San Giorgio, con la funzione di base in mare per lo sbarco dei naufraghi prelevati dagli elicotteri dal ponte della Norman Atlantic, uno alla volta, mediante l’utilizzo di verricelli.Gli uomini dell’Aeronautica, della Marina Militare, della Capitaneria di Porto e della Protezione Civile non hanno dovuto affrontare solo l’insidia del forte vento e del fuoco, ma anche il panico dei passeggeri disposti a tutto pur di essere issati a bordo degli elicotteri per primi: “Offrivano di tutto, anche oro, pur di essere portati via al più presto. C’era anche chi in preda alla paura dava morsi alle mani dei soccorritori. È stata la prova più difficile da affrontare”. Un compito arduo per riportare ordine sul ponte più alto della nave dove si erano raccolti i naufraghi duramente provati dal freddo.I piloti degli elicotteri dell’Aeronautica e della Guardia Costiera hanno lavorato tutta la notte tra domenica e lunedi per portare in salvo i superstiti insieme a due cani. Questo il racconto di un pilota: “C’era fumo che arrivava anche nella cabina, ma quando è cominciato a fare buio è scoppiato il panico. Tutti scavalcavano tutti. Persone che cercavano di scavalcare la fila e salivano sul ponte per essere salvati. Molti uomini non si sono comportati in maniera consona, tentando di passare davanti a donne, bambini e anziani non in buona salute”. Ormai al tramonto, l’ultimo volo verso la San Giorgio quello del comandante Argilio Giacomazzi, ultimo ad abbandonare la nave dopo aver tentato inutilmente di agganciare un cavo di traino lanciato dal rimorchiatore Tenax partito dal porto di Brindisi.

[Salvataggio in Adriatico] 30 dicembre 2014 – «Recuperare 427 persone da una nave in fiamme, la maggior parte con elicotteri, mentre c’erano venti con raffiche anche di 50 nodi, è stata un’impresa storica», ha dichiarato l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo

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