26 dicembre 2014 – Il circuito Bugatti di Le Mans, ricavato da una costola del ben più celebre Circuit de la Sarthe, ha visto solo in un’occasione lo svolgimento di un Gran Premio del Campionato Mondiale di Formula 1.La pista del Bugatti, realizzata nel 1966, si snodava originariamente lungo un percorso di circa 4,4 chilometri ed era stata creata per consentire lo svolgimento di gare differenti dalla classica 24 Ore che si tiene ogni anno nel mese di giugno. L’edizione del Gran Premio di Francia del 1967 fu teatro dell’esordio della massima formula a Le Mans, ma il tracciato piacque poco ai piloti e al pubblico, che in gran parte disertò la corsa. L’impiego della zona box e di altri tratti della pista della Sarthe non riscosse il successo che speravano gli organizzatori e così l’anno successivo si decise di ritornare a correre sul circuito di Rouen, che aveva già visto lo svolgimento di altre edizioni della gara francese. L’unica pole position siglata al Bugatti di Le Mans resta saldamente ancora oggi nelle mani di Graham Hill, che realizzò il giro più veloce a bordo dell’innovativa Lotus 49 spinta dal V8 Ford – Cosworth in 1.36,2.Il giorno del Gran Premio, domenica 2 luglio 1967, in prima fila accanto all’inglese trovano posto il campione del Mondo in carica Jack Brabham e l’americano Dan Gurney al volante della Eagle Weslake, la monoposto schierata della sua scuderia. In seconda linea si posizionano Jim Clark, con la seconda Lotus, e# Bruce McLaren anche lui eccezionalmente al volante della Eagle messa a disposizione dal team di Gurney, la Anglo American Racers. In totale le auto iscritte sono una quindicina e la Ferrari è presente con una sola auto, affidata nelle mani del giovane neozelandese Chris Amon, che si è qualificato in terza fila accanto a Hulme su Brabham Repco e alla Cooper Maserati di Rindt. Ancora più indietro troviamo Stewart che, con la BRM, non è riuscito ad andare oltre alla decima posizione. La gara, che prevede una distanza di 80 giri, vede scattare in testa Graham Hill, ma già al secondo giro Jack Brabham gli ruba abilmente la leadership. L’australiano resta al comando per poche tornate poiché, al quinto passaggio, si vede scavalcare dall’altra Lotus di Jim Clark, nel frattempo risalito dalla quinta piazza.La supremazia tecnica della monoposto inglese si fa sentire e dopo pochi giri l’accoppiata di piloti di Colin Chapman si installa davanti al plotone degli inseguitori, con Clark e Hill che si scambiano di posizione. All’undicesimo passaggio Hill riesce a riprendere il comando delle operazioni, ma la sua gioia è di breve durata perché due tornate più tardi si deve ritirare per un problema al cambio e così la leadership passa di nuovo nelle mani di Clark, alla guida della vettura gemella. Purtroppo, dieci giri dopo l’inglese, anche lo scozzese è costretto ad abbandonare per un problema simile a quello del compagno di colori, lasciando così via libera a Brabham che rimarrà in testa fino alla bandiera a scacchi. In un primo momento dietro di lui si posizionano nell’ordine, Dan Gurney, Hulme e Amon, che si danno battaglia per il terzo posto. A metà gara anche lo statunitense è costretto alla resa a causa di un condotto della benzina che si rompe e così Denis Hulme, che nel frattempo ha passato il connazionale Amon, si mette in coda al suo caposquadra. Al giro 46 è il turno della Ferrari di salutare la compagnia, con il suo pilota neozelandese che si deve ritirare a causa di un problema con l’acceleratore.Alla fine vengono classificate solo le sei monoposto a punti sulle quindici iscritte. Al traguardo, dopo il duo formato da Brabham e Hulme, che completa la doppietta della casa inglese, sul terzo gradino del podio troviamo# Jackie Stewart il quale, approfittando dei vari ritiri, è riuscito nell’intento di portare la sua BRM fra i primi tre. Il giro più veloce lo fa registrare comunque una Lotus, quella di Graham Hill, che realizza il miglior tempo in gara in 1.36,7. Alle sue spalle la seconda prestazione, di due decimi più lenta, è di Jim Clark con la seconda delle monoposto di Chapman, segno che la 49 è indubbiamente l’auto più efficace anche se pecca ancora un po’ sotto il profilo dell’affidabilità. Il vincitore, Jack Brabham, copre la distanza di gara, 355.36 chilometri, in due ore e tredici minuti staccando la vettura gemella di Hulme di ben 49.5 secondi e quella di Stewart di un giro. Come detto la gara si rivela una mezza delusione e nonostante non si siano verificati incidenti o episodi negativi, gli organizzatori del Mondiale# decidono che Le Mans non è il teatro ideale per la Formula 1, che sul Bugatti non ci tornerà mai più. Almeno fino a oggi.


26 dicembre 2014 – Il circuito Bugatti di Le Mans, ricavato da una costola del ben più celebre Circuit de la Sarthe, ha visto solo in un’occasione lo svolgimento di un Gran Premio del Campionato Mondiale di Formula 1.La …

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