23 dicembre 2014- Milanese, classe 1956, Michele Alboreto è primogenito di una famiglia modesta, dove il padre è un rappresentante, mentre la madre è un’impiegata comunale.Completato il percorso scolastico, con il conseguimento del diploma di perito tecnico, Alboreto trovò lavoro come impiegato in una ditta di confezioni ed è proprio grazie a questa opportunità che il giovane riesce a costruire l’inizio della sua carriera, acquistando una Formula Monza, sogno inseguito da tempo.Grinta, passione e tenacia, portano il giovane Michele ben presto a gareggiare in Formula 3, dove nel 1980, col team Pavanello, diviene campione europeo a 24 anni. Sempre nello stesso anno, grazie a Cesare Fiorio, allora dirigente sportivo della Lancia Corse, partecipa a quattro appuntamenti del Gruppo 5 Endurance al volante della Lancia Beta Montecarlo, ottenendo dei successi. Successivamente, durante gli anni in Formula 2, centra la vittoria a Misano Adriatico alla guida di una Minardi.Grazie a questi risultati positivi, viene notato da Ken Tyrrell, proprietario dell’omonimo team che gareggiava nella massima serie.#L’imprenditore britannico, impressionato dalle qualità di guida del pilota, decise di ingaggiarlo a partire dal Gp di Imola del 1981. I risultati furono un 17° piazzamento in qualifica e la fine della corsa al giro 31, dove per colpa di una collisione dovette rinunciare a finire la gara.Ma, se nel 1981 al giovane Michele ad Imola non andò bene, la gara della stagione successiva svolta sul medesimo circuito gli consentì il primo risultato di rilievo, conquistando il terzo posto ad oltre un minuto di distacco della coppia Ferrari Villeneuve – Pironi, i quali, grazie ad uno strepitoso duello culminato con la vittoria del francese, fecero passare alla storia un Gran Premio ricco di veleni che portarono la fine dell’amicizia dei due.Nel 1983, la garanzia economica di Alboreto venne dall’ingresso della Benetton in qualità di sponsor per la scuderia. Nel box si respira aria di ottimismo e fiducia e Ken Tyrrell, mostrandosi molto ottimista dinanzi alla stampa, disse che Alboreto era in lizza per competere al titolo iridato.Purtroppo l’annata fu di tutt’altro esito. La monoposto era poco competitiva in quanto montava un propulsore aspirato in netta contrapposizione alla scelta delle altre scuderie che adottavano il turbo e Michele riusciva ad imporsi solo nei circuiti lenti.Nonostante il 1983 sia stato cattivo per quel che concerne il campionato, Alboreto ebbe comunque modo di compiacersi, in quanto vinse il Premio Varzi, che decretava il pilota italiano più promettente, ma soprattutto l’interesse di Enzo Ferrari, che ne ufficializzò il passaggio nell’omonima Scuderia a partire dalla stagione successiva.È il 1984, Alboreto arriva in Brasile alla sua prima di campionato con la Rossa. Nonostante le buone premesse dei test pre-stagionali e la motivazione, dopo pochi giri dovette ritirarsi per un guasto sulla sua 126 C4. Ma al terzo appuntamento della stagione, arriva la tanto attesa vittoria, la prima delle 5 totali per Michele, in occasione del Gran Premio del Belgio svoltosi sul tracciato di Zolder, dopo 18 anni dall’ultima tutta targata tricolore che risaliva al Gran Premio d’Italia 1966, con al volante Ludovico Scarfiotti sempre su Ferrari.Dopo un 1984 altalenante, la chiave del successo pare arrivare l’anno successivo. La 156-85 sembra correre come le lancette di un orologio, è la monoposto del riscatto, della riuscita. Alboreto conquista 4 vittorie ed ottimi piazzamenti a podio ma, al termine della stagione, vede sfumare il titolo per colpa di un presunto favoritismo delle case tedesche produttrici delle turbine KKK ai teutonici propulsori TAG-Porsche, montati sulle McLaren di Prost e Lauda, che fornivano alla cliente/rivale Ferrari delle turbine aventi qualità inferiore, causando diversi ritiri durante il campionato. Diversi anni dopo, fu lo stesso Alboreto a raccontare come si svolsero i fatti, affermando che, dopo la vittoria in Germania, la Ferrari iniziò ad accusare delle problematiche relative all’affidabilità delle monoposto. Dopo delle accurate analisi, i tecnici di Maranello non riscontrarono difetti di costruzione e l’unico sospetto rimasto fu quello inerente agli standard qualitativi nettamente inferiori rispetto ai rivali, allorché, il Drake, su tutte le furie, incontrò Alboreto e Piccinini, l’allora direttore sportivo della Scuderia, dicendo di prendere quei pezzi e cestinarli, sostituendoli con quelli Garrett, ma ciò sancì la completa disfatta del Cavallino, in quanto, le nuove turbine erano incompatibili col propulsore studiato e dedicato per ospitare le sole KKK. Alla fine della stagione, la vettura n.27 di Alboreto ebbe quattro ritiri nelle ultime quattro gare del campionato, “regalando” così il mondiale a Prost e alla McLaren.La risposta a tale disfatta arriva dopo circa tre stagioni, nel 1988 a Monza, un giorno molto particolare per i Ferraristi. È il primo Gran Premio d’Italia senza il Drake, venuto a mancare circa tre settimane prima all’età di 90 anni.Alboreto e Berger sono determinati ma nulla possono fare dinanzi alla potenza McLaren, arrivata a Monza con le vesti di dominatrice della stagione. Così, dopo una qualifica che piazza le due Ferrari al terzo e quarto posto, l’indomani della gara si trasforma in un teatro dove la commedia è piena di colpi di scena.Dopo una partenza priva di mutamenti per quanto riguarda le posizioni, al giro numero 35 il propulsore di Prost inizia a perdere potenza e costringe il francese al ritiro. Senna sente sino a circa due giri dalla fine il profumo della vittoria ma deve desistere per via di un contatto col doppiato Schlesser, che sostituisce l’infortunato Mansell. A causa di un malinteso, in prossimità della chicane, i due entrano in contatto, determinando l’immediato ritiro del brasiliano. Il boato dei tifosi è alle stelle e ai due portacolori del Cavallino non resta che portare a termine la gara, ottenendo una doppietta sul circuito Brianzolo che mancava dal lontano 1979, anno della consacrazione di Schekter.Michele Alboreto, al termine della corsa, unendosi alla dedica della vittoria alla memoria di Enzo Ferrari, dirà ai microfoni: “Vorremmo tutti quanti che fosse qui a vedere cosa abbiamo fatto oggi…”. Fu l’ultimo assaggio del podio con la Rossa.L’ultimo podio conquistato in carriera dall’italiano risale al 1989, giungendo terzo a bordo di una Tyrrell in occasione del Gran Premio del Messico.Chiusa la carriera in F1 con la Minardi nel 1994 ed escludendo la parentesi nel 1996 con una breve esperienza in Formula Indy, gli anni successivi saranno a bordo di vetture coperte, come il DTM, l’IMSA e la 24h di Le Mans, ottenendo dei successi sino all’incidente durante il test del Lausitzring al volante dell’Audi R8 Sport, dove, per una foratura al pneumatico posteriore sinistro che ne causò il cedimento, la vettura di Alboreto uscì dal tracciato e, dopo un volo di svariati metri, colpì una recinzione, spezzando così sul colpo l’esistenza di un uomo che non ha mai smesso minimamente di alzare il piede dall’acceleratore perché troppo vivo per farlo.Giuseppe Calabrese

23 dicembre 2014- Milanese, classe 1956, Michele Alboreto è primogenito di una famiglia modesta, dove il padre è un rappresentante, mentre la madre è un’impiegata comunale.Completato il percorso scolastico, con il conseguimento del diploma di perito tecnico, Alboreto trovò …

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