20 dicembre 2014 – Karl Wendlinger, che oggi compie quarantasei anni, è stato uno dei tanti piloti che hanno popolato il paddock della F1 nel corso della sua lunga storia. Un talento che, purtroppo, non ha potuto esprimere per intero il suo potenziale a causa di quanto accadde in occasione della prima sessione di prove libere del Gran Pemio di Monaco del 1994.Un fatto drammatico che cambiò per sempre la sua storia di pilota e di uomo. Nato a Kufstein, nella regione austriaca del Tirolo, Wendlinger, come tanti altri suoi giovani colleghi, si è formato al volante dei kart e successivamente è approdato alle categorie addestrative delle monoposto. Prima Formula Ford e poi dal 1988 la Formula 3 tedesca, dove riuscì a vincere il titolo l’anno seguente battendo per un solo punto un certo Michael Schumacher. Tuttavia, il vero trampolino di lancio per l’allora promessa austriaca non furono i trionfi nelle serie a ruote scoperte, quanto l’ingaggio da parte della Mercedes. All’epoca la a casa di Stoccarda mise in piedi uno Junior Team e, per alimentarlo con forze fresche, reclutò tre giovanotti di belle speranze: uno austriaco e due tedeschi, che rispondevano ai nomi di Karl Wendlinger, Michael Schumacher ed Heinz Harald Frentzen. Tre promesse dell’automobilismo di lingua tedesca che la Stella a# tre punte voleva lanciare nel mondo del motorsport e aveva selezionato in virtù dei suoi progetti futuri. Nel 1990 Wendlinger prese parte al Mondiale Prototipi con la Sauber C9, la biposto schierata dalla scuderia di Hinwil per conto della stessa Mercedes, al volante della quale trionfò nella 1000 chilometri di Spa in coppia con l’esperto Jochen Mass. Questo risultato, insieme ad altri piazzamenti, consentirono all’austriaco di conquistare il quinto posto della graduatoria iridata.L’anno seguente, nel 1991, Wendlinger continuò la sua avventura con i prototipi, alla quale alternò anche qualche uscita con le monoposto, partecipando a cinque gare del Campionato Internazionale di F3000, in sostanza l’odierna GP2. Eventi ai quali prese parte sotto le insegne del team di Helmut Marko e che, come migliore risultato, gli fruttarono un terzo posto sul circuito inglese di Brands Hatch. Tuttavia, l’evento clou della stagione fu l’esordio in F1 sotto le insegne della Leyton House, che per gli ultimi due Gran Premi in calendario gli affidò la vettura di Ivan Capelli, futuro pilota Ferrari per il 1992. In Giappone e in Australia Wendlinger non ebbe molta fortuna e solo ad Adelaide riuscì a vedere il traguardo, ma staccato di tre giri e in ventesima posizione. Il team era ormai in crisi e la monoposto spinta dal V10 Ilmor non era più a livello di quelle che l’avevano preceduta. Dopo le vicissitudini finanziare seguite all’uscita di scena del proprietario della Leyton House, il giapponese Akira Akagi, la squadra si iscrisse al campionato con il nome originario di March e Wendlinger venne confermato nella line up dei piloti insieme al figlio dell’attore Jean-Paul Belmondo. Nonostante i già citati problemi finanziari e una macchina solo aggiornata rispetto alla stagione precedente, l’austriaco riuscì nell’impresa di classificarsi al quarto posto nel Gran Premio del Canada, mentre per il resto i risultati non furono affatto esaltanti a causa di problemi tecnici e poca competitività del mezzo meccanico. Inoltre, come capitato al suo predecessore Capelli l’anno prima, Wendlinger fu costretto a cedere la vettura in occasione delle ultime due gare al rientrante olandese Jan Lammers, che portava capitali freschi alla squadra.L’arrivo della Sauber in F1, con il team svizzero che portava avanti il progetto del rilancio Mercedes nella massima formula, coincise con il passaggio di Wendlinger alla scuderia con base a Hinwil. Nel 1993 Karl fece coppia con il finlandese JJ Lehto nell’anno dell’esordio di Peter Sauber nel Circus e la vettura, la C12 spinta dal V10 realizzato da Mario Illien, vedeva comparire sulle fiancate la scritta “Concpet by Mercedes-Benz”. La monoposto disegnata da Leo Rees, con la consulenza dell’ex ingegnere Ferrari Harvey Postlethwaite, si dimostrò fin da subito ottima e permise a Wendlinger e Lehto di piazzarsi spesso nella top ten sia in qualifica che in gara. Alla fine dell’anno il miglior risultato per Wendlinger fu un quarto posto nel Gran Premio d’Italia a Monza, dove giunse ai piedi del podio dietro all’americano della McLaren, Michael Andretti. Per il 1994 l’austriaco venne confermato dalla Sauber e al suo fianco arrivò come compagno di squadra una vecchia conoscenza dei tempi dello Junior Team Mercedes, il tedesco Frentzen. La nuova C13, finalmente equipaggiata con un V10 Mercedes ufficiale, fu in grado di garantire a Wendlinger un buon piazzamento nella gara d’esordio dell’anno, il quale giunse sesto nella tappa inaugurale del Mondiale in Brasile a Interlagos. Dopo la battuta d’arresto sulla pista di Aida a causa di un incidente nel Gran Premio del Pacifio, l’austriaco colse il quarto posto nella drammatica domenica di Imola, caratterizzata dalla scomparsa del grande Ayrton Senna. In quell’occasione, il pilota tirolese eguagliò per la terza volta quello che tuttora rimane il suo miglior risultato in F1 e si confermava come uno dei talenti da seguire per il futuro. Futuro che, però, cambiò drammaticamente meno di due settimane più tardi a Monte Carlo.Dopo i fatti di Imola, la Formula 1 sbarcava nel Principato piena di interrrogativi riguardo al suo futuro e ancora stordita per quanto accaduto meno di quindici giorni prima in Italia. La FIA iniziò fin da subito a pensare ai correttivi tecnici per cercare di arginare le mancanze emerse nel corso di quel tragico week end, con l’intenzione di migliorare le misure di# sicurezza di auto e circuiti. Tuttavia, non ci fu quasi nemmeno il tempo di scendere in pista per tornare a parlare di sport, che un’altra disgrazia si abbatté nuovamente sul Circus. Infatti, alle 11.31 di giovedì 12 maggio 1994, la monoposto numero 29 di Karl Wendlinger va a sbattere violentemente alla chicane del porto nel corso delle prove libere della giornata che inaugura il fine settimana dedicato al 52° Gran Premio di Monaco. Un schianto tremendo, solo in parte attutito dalla barriere di plastica piene d’acqua, poste in fondo allo stretto spazio di fuga nel quale la Sauber si era infilata a gran velocità. In un primo momento le immagini non compaiono sui monitor di servizio, ma quando arrivano mostrano l’ennesima scena drammatica: la vettura, che ha impattato duramante con la parte destra, mostra il pilota ancora all’interno dell’abitacolo e apparentemente privo di coscienza. “Tre minuti dopo l’ incidente il corpo di Wendlinger e’ stato finalmente estratto dalla macchina” – scrisse all’epoca sulle sue pagine Il Corriere della Sera raccontando i fatti – “Alle 11.47 un’ ambulanza lo ha trasportato all’ ospedale monegasco Princesse Grace. I fumi che circondavano il drammatico episodio si sono parzialmente dissolti solo col tempo. Secondo alcune testimonianze, fra le quali quelle di Franco Alesi, padre di Jean, e di Comas, pilota che seguiva Wendlinger, l’austriaco, in uscita dal tunnel, avrebbe ritardato la frenata di circa tredici metri. Ma è possibile anche che, vista l’ irregolarita’ del fondo, un sobbalzo improvviso della macchina avesse provocato la rottura di una sospensione. In quel momento, secondo una ricostruzione fatta in base a riscontri cronometrici, la Sauber viaggiava a circa 270 all’ ora”.In seguito, mentre Wendlinger viene trasportato in elicottero verso il più attrezzato ospedale Saint Roche di Nizza senza mai aver ripreso conoscenza, la Sauber analizza la telemetria della monoposto dello sfortunato pilota austriaco, escludendo che un guasto possa aver innescato l’incidente. Nonostante questo, il team elvetico decide di ritirare le proprie macchine dalla competizione in segno di rispetto verso il suo pilota, sospeso fra la vita e la morte. Per cercare di salvare la vita a Wendlinger, i medici lo hanno posto in coma farmacologico con l’intento rallentare l’attività del sistema nervoso per favorirne il recupero a livello cerebrale, data anche la persistenza di un’edema abbastanza esteso.# Proprio a causa di quest’ultimo continuano a rimandare la graduale procedura di risveglio, quando finalmente, dopo un percorso graduale durato diciannove giorni, i sanitari francesi riportano allo stato di piena coscienza il ventiseienne di Kufstein. Un ritorno alla vita che fa tirare un sospiro di sollievo al mondo della F1 e non solo, ma che, purtroppo, segna la fine dell’ascesa di Wendlinger. L’austriaco impiegherà diverso tempo per tornare a parlare correttamente e, più che altro, non ricorda nulla di quanto avvenuto sul tracciato di Monaco in quel tragico giovedì di maggio. Il suo recupero prosegue per tutto il 1994, ma verso la fine di ottobre dello stesso anno annuncia a sorpresa che tornerà in pista in occasione del Gran Premio del Giappone del 6 novembre.Un ritorno che, però, dopo i primi test condotti in pista, si concretizza solo l’anno dopo, all’inizio della stagione 1995. La Sauber, che gli ha tenuto da parte il sedile lo rimette in macchina, ma quello che si siede nell’abitacolo a Interlagos non è più lo stesso Wendlinger che tutti avevano imparato a conoscere negli anni precedenti. Karl non mostra più i riflessi di un tempo e non è più il pilota che cerca di frenare sempre qualche metro più in là. L’incidente, dal quale fisicamente è pienamente recuperato, ha lasciato un segno indelebile e così, dopo tre ritiri in altrettanti Gran Premi e un modesto tredicesimo posto a Barcellona, quando arriva il momento di tornare in pista a Monte Carlo l’austriaco si ferma. Già dopo le qualifiche in Spagna, che lo vedono staccato di oltre due secondi dalla vettura gemella di Frentzen, serpeggia la voce che la Sauber appiederà il suo miracolato pilota, ma prima di tornare a Monaco arriva la conferma del padre di quest’ulitmo che Wendlinger non gareggerà sulla pista che un anno prima fu teatro del suo dramma. “Mio figlio Karl non parteciperà al Gran Premio di Monaco che si correrà il 28 maggio”. Recità così lo scarno comunicato diramato da Karl Wendlinger senior alla vigilia della gara nel Principato, per quello che sarà poi il preludio dell’addio definitivo alla massima formula. Successivamente l’ex ragazzo d’oro della Mercedes torna in pista nelle categorie a ruote coperte cogliendo buoni risultati, come la vittoria alla 24 Ore di Dayotna del 2000 al volante di una Dodge Viper, mentre in seguito partecipa al DTM e ad altri campionati di livello internazionale, compreso il Mondiale FIA GT.

20 dicembre 2014 – Karl Wendlinger, che oggi compie quarantasei anni, è stato uno dei tanti piloti che hanno popolato il paddock della F1 nel corso della sua lunga storia. Un talento che, purtroppo, non ha potuto esprimere per intero

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