18 dicembre 2014 – La crisi economica in cui sembra precipitata la Russia fa paura ai mercati, e non solo a loro. Il rublo si sta svalutando in maniera ingente, la borsa chiude con ribassi considerevoli e l’inflazione si infiamma, mentre le stime del PIL sono in ribasso.Come molti di voi sapranno, la Russia sta vivendo alcune ore molto travagliate sotto il profilo della stabilità economica. Ciò è riconducibile, in prima battuta, al crollo del prezzo del petrolio, passato dai 112 dollari al barile agli attuali 59. Nella bilancia commerciale di Mosca, infatti, i combustibili fossili incidono sul 70% sull’ammontare totale delle esportazioni, una fetta senza dubbio ingente. Di rimando, con il crollo del prezzo del brent abbiamo una svalutazione del rublo: le sanzioni imposte dall’occidente la scorsa estate hanno iniziato ad impensierire i multimiliardari degli Urali. Se fino a gennaio per comprare un dollaro servivano circa trenta rubli, ora ne occorrono quasi settanta.Un valore da tenere in stretta considerazione è l’inflazione, passata dal 4.6 di inizio anno al 9.1 di fine novembre, mentre il PIL ha subito una frenata preoccupante: dal 2012, infatti, è calato del 4.2%, con le previsioni attuali – tutt’altro che rosee – che lo attestano a +0.6%. Da gennaio ad oggi, circa 100 miliardi di dollari hanno abbandonato il paese verso altri lidi.#Abbiamo le risorse sufficienti per affrontare la crisi, il ritorno alla crescita è inevitabile; nel peggiore dei casi, ci vorranno due anni.” spiega il Presidente russo, Vladimir Putin. “Ci sono interrogativi sul governo e sulla Banca centrale relativi alla tempestività, alla qualità delle misure, ma parlando in generale le azioni sono assolutamente adeguate e nella direzione giusta.” continua il Presidente.#Va altresì detto, però, che l’ex ufficiale del KGB ha firmato nelle settimane passate una legge di bilancio che calcolava un prezzo del petrolio pari a 95 dollari al barile. Le dichiarazioni dello scorso ottobre con le quali Putin definiva “una catastrofe” il brent ad 80 dollari, possono essere rilette in chiave #più che altro scaramantica, data l’ampia analisi compiuta da economisti esteri circa il non eccellente stato di salute dell’economia russa e l’eccessivo affidamento all’esportazione degli idrocarburi nella bilancia commerciale.
Anche sotto il profilo dell’export ci potrebbero essere ripercussioni non di poco conto, in primis anche per il nostro Paese. “Ora abbiamo merce ferma per sette milioni di euro e per adesso non posso spedire nulla. L’acconto del 30%

18 dicembre 2014 – La crisi economica in cui sembra precipitata la Russia fa paura ai mercati, e non solo a loro. Il rublo si sta svalutando in maniera ingente, la borsa chiude con ribassi considerevoli e l’inflazione si infiamma,

Leggi articolo completo...