16 dicembre 2014 – Nelle prime ore di giovedì 16 dicembre 1982 se ne andava una delle più grandi leggende del motorsport di tutti i tempi: Colin Chapman. Tuttavia, ancora oggi, la sua scomparsa è avvolta dal mistero.Il geniale artefice del successo della Lotus, marca di automobili da lui creata nel 1952 con sole 25 sterline in tasca, peraltro prestategli dalla futura moglie Hazel, se ne andava in una fredda notte d’inverno a causa di un arresto cardiaco. Almeno questo quello che racconta la storiografia ufficiale, anche se la leggenda metropolitana andata in scena subito dopo la sua morte e negli anni successivi lo voleva ancora vivo dopo aver inscenato la propria uscita di scena in virtù dello scandalo DeLorean. Una vicenda che venne subito alimentata dal fatto che, famigliari a parte, nessuno vide mai il corpo del leggendario costruttore. Nemmeno gli amici più stretti, compresi i piloti Emerson Fittipaldi e Mario Andretti. Infatti, la notizia che Chapman era deceduto presso la sua villa di Ketteringham Hall, nella contea inglese di Norfolk, era seguita a distanza di poche settimane a quella del fallimento dell’azienda capitanata dall’abile uomo d’affari statunitense, John DeLorean, con il quale lo stesso Colin Chapman aveva stretto grossi rapporti d’affari in virtù del processo produttivo della DMC-12, una vettura sportiva le cui linee erano state tracciate da Giorgetto Giugiaro. Secondo quanto riportò il giorno successivo alla scomparsa di Chapman il quotidiano torinese La Stampa, il contratto firmato fra il costruttore inglese e la DeLorean era di circa 12 milioni di sterline.Ma, proprio all’inzio del dicembre ’82, la Lotus aveva dichiarato una perdita di 109 mila sterline (circa 250 milioni di lire dell’epoca) relative all’esercizio 1981, mentre nel 1980 le perdite dichiarate erano state ancora più cospicue ed ammontavano a circa 739 mila sterline (1 miliardo e mezzo di lire). Nel frattempo, per coprire questi saldi negativi, Chapman aveva chiesto ed ottenuto, seppure a fatica, un prestito presso le banche londinesi. Che il periodo non fosse dei migliori per lo storico patron della scuderia inglese lo testimonia anche il rifiuto da parte dell’American Express, in quel momento principale finanziatore della Lotus di cui Chapman era presidente, di rinnovare il contratto economico per la fabbrica di auto di serie che sarebbe scaduto alla fine del mese di dicembre del 1982. In conseguenza di tale fatto ed in occasione della successiva riunione degli azionisti fissata per la fine dell’anno, Colin Chapman rischiava di venire esautorato. Come detto in precedenza, il comunicato ufficiale diramato dalla Lotus circa le cause della morte del suo fondatore parla di infarto, tuttavia, proprio in funzione dei fatti sopra elencati, subito si diffuse la voce che il motivo della scomparsa del costruttore inglese potesse essere un altro. Nella serata del 16 dicembre 1982 la polizia aveva a sua volta emanato un comunicato precisando che: “un’autopsia sarà forse necessaria”.Le azioni della Lotus, già in forte ribasso per gli eventi precedenti subirono ulteriori perdite e, nonostante il team di Formula 1 visse ancora dei momenti di gloria negli anni a venire, quello fu davvero l’inizio di una lenta agonia che culminò con la chiusura totale della squadra alla fine del 1994. Sotto la guida di Colin Chapman il team Lotus disputò 301 Gran Premi e ne vinse 72, aggiudicandosi per ben sette volte il titolo mondiale. Il primi due arrivarono grazie al suo “pupillo” Jim Clark, nel 1963 e nel 1965,# al quale seguirono quello di Hill nel ’68, la tragica vittoria di Rindt nel ’70, quella del 1972 con Fittipaldi, mentre nel ’73 si aggiudicò solo il Costruttori. L’ultimo iride lo conquistò nel 1978 con Mario Andretti, che trionfò alla guida della bellissima 79 a effetto suolo. Numerosissimi i campioni del volante che negli anni si alternarono alla guida delle monoposto, da Stirling Moss a Nigel Mansell, tanto per citarne alcuni. Ma, spesso, il punto debole delle creature di Chapman stava proprio nell’estrema fragilità data da quel desiderio di rendere l’auto il più leggera e competitiva possibile. Una strategia, quella del grammo, iniziata nel momento in cui pensò e realizzò la Lotus 25, la prima vera monoscocca della storia della F1, nata sulle “misure” del talentuoso Clark.A partire da allora, la Lotus fu quasi sempre un passo avanti alla concorrenza e negli anni a seguire ebbe modo di sfornare diverse vetture competitive, ma anche alcuni incredibili fallimenti, come ad esempio la Lotus 63 a quattro ruote motrici o la 56 a turbina, che seppure fossero innovative per via dei loro concetti rappresentarono forse un azzardo troppo grande vista la tecnologia dell’epoca. Il mitico cappellino lanciato in aria da Colin Chapman, gesto che abitualmente quest’ultimo accompagnava ad ogni vittoria delle sue macchine, volò per l’ultima volta nell’agosto del 1982 quando il nostro Elio de Angelis vinse di misura su Keke Rosberg a Zeltweg nel Gran Premio d’Austria. Come scrisse il giorno dopo la sua morte il corrispondente de La Stampa, Cristiano Chiavegato: “In quelle occasioni il costruttore inglese perdeva la compostezza tipica della sua gente e correva felice verso i suoi piloti come un papà va incontro ai propri figli dopo aver superato un momento difficile (….) Il suo prestigio era secondo solo a quello di Enzo Ferrari, ma nei confronti del ‘collega’ modenese aveva persino qualcosa in più. Se Ferrari è – come egli stesso si definisce – un agitatore di uomini e di idee, l’inglese era anche uno dei maggiori tecnici viventi dell’automobilismo sportivo: progettava e sviluppava personalmente le sue innovazioni. Si può anzi dire che Anthony Colin Bruce Chapman, nato a Richmond (Surrey) il 19 maggio 1928, sia stato l’inventore della Formula 1 moderna”.

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