14 dicembre 2014 – La prima cosa che torna alla mente pensando al ritorno di Fernando Alonso alla McLaren è certamente quanto successe durante la stagione 2007, l’anno della prima esperienza a Woking del due volte iridato spagnolo.
L’anno in cui l’ex ferrarista si confrontò con il talento emergente Lewis Hamilton, dando luogo ad un’inaspettata lotta senza quartiere fra l’affermato campione e la “scommessa” su cui puntò anni prima Ron Dennis. Come detto, il loro fu un confronto senza esclusione di colpi e, nonostante l’inglese fosse all’epoca un debuttante, il pilota di Oviedo soffrì particolarmente la sua ingombrante presenza all’interno del team McLaren. Ma se, come recita il proverbio, tra i due litiganti il terzo gode, ecco che in occasione dell’ultimo Gran Premio della stagione, in Brasile, il ferrarista Kimi Raikkonen approfitta della faida interna alla scuderia di Woking e conquista così il suo unico (finora) titolo iridato. In ogni caso, vogliamo fare un passo indietro perché l’intezione è quella di raccontare ciò che successe durante il tribolato quanto bollente week end del Gran Premio d’Ungheria. La gara che, dopo tante scaramucce, piagnistei e lamentele fra i due “galletti” in casa McLaren, portò alla guerra totale culminata tristemente nella “Spy story” e nota per avere fra i suoi protagonisti principali il defunto Nigel Sthepney e il progettista Mike Coughlan.Il Circus della F1 veniva dalla gara del Nurburgring, corsa sotto le insegne del Gran Premio d’Europa, portandosi in dote la vittoria di Alonso su Massa, con siparietto finale nella zona del retro podio. Un confronto verbale originato da quanto accaduto in pista fra il brasiliano della Ferrari# e lo spagnolo della McLaren nel momento del duello risolutore per la vittoria. Quel successo contribuì ad un riavvicinamento in classifica fra Alonso ed Hamilton, rimasto attardato in seguito all’incidente di cui fu protagonista durante le qualifiche alla curva Schumacher. Un urto violento ed innescato da una foratura, che #fece schizzare la vettura di Lewis contro le barriere della curva intitolata al sette volte iridato tedesco. Si trattò del primo vero incidente nell’ancora breve e fulminea carriera di Hamilton in F1. Tuttavia, dopo lo spavento iniziale e qualche ammaccatura, il britannico fu comunque considerato idoneo per prendere parte alla corsa nella quale giunse solo al nono posto. Con questo scenario e la graduatoria piloti che recitava: Hamilton 70 punti, Alonso 68, Massa 59 e Raikkonen 52, i contendenti si presentarono alla sfida dell’Hungaroring.Gli eventi clou del fine settimana, quelli che fanno parlare ancora oggi i tanti appassionati di questo sport, si svolgono durante le qualifiche del sabato perché, alla fine, la gara fu abbastanza noiosa si eccettuano alcuni duelli, fra i quali quello tra Raikkonen e Hamilton. Andando con ordine bisogna dire che le caratteristiche dell’Hungaroring si rivelano fin da subito favorevoli alle due McLaren MP4/22 Mercedes, che riescono ad imporre il proprio ritmo in qualifica# con Alonso e Hamilton che si giocano la possibilità di partire in pole position. I due, che ormai da tempo ormai fanno solo finta di sopportarsi, hanno ricevuto dal team consegne precise per quanto riguarda la posizione di uscita dai box nell’ultimo turno di qualifica, la Q3. Un espediente che, in pratica, fornisce a turno la possibilità di giocarsi un tentativo in più di ottenere #il giro più veloce al sabato. A Hamilton era toccato nel Gran Premio di casa in Inghilterra, mentre Alonso avrebbe dovuto usufruirne in Germania, ma con l’incidente di Hamilton questa alternanza era venuta temporaneamente a mancare.A Budapest la scelta del team cade di nuovo su Fernando, una decisione che Lewis non prende benissimo, perché sa che in Ungheria la pole è importante quasi quanto a Monaco. Hamilton conferma di non gradire quando, uscendo dai box in occasione del penultimo tentativo,# sorpassa il compagno e si mette davanti. Una manovra che manda su tutte le furie lo spagnolo, il quale a sua volta si attacca alla radio e pretende che il muretto faccia ordine imponendo la propria autorità: in quel caso# era Ron Dennis che veniva chiamato a ristabilire le posizioni. Informato a sua volta dal muretto delle richieste di Alonso, Lewis non vuole saperne tanto che fra lui e Dennis scatta un violento diverbio via radio. Quando mancano pochi minuti alla fine delle prove Alonso rientra per primo ai box per montare le gomme morbide, quelle giuste per dare l’ultimo assalto alla pole in quel momento ancora nella mani di Hamilton.##Ma, con grande sorpresa, lo spagnolo si vede montare dai suoi meccanici un set di pneumatici duri e usati. Nervosissimo Fernando chiede spiegazioni via radio agli ingegneri e si è accorge che alle sue spalle si è accodato Hamilton, anche lui rientrato per cambiare le gomme prima dell’ultimo run.
Nel frattempo Alonso ha notato che per Lewis i meccanici hanno invece preparato le soft, ovvero la stessa mescola che doveva essere destinata a lui. Ed è proprio in questi istanti che si consuma il primo vero atto della crisi: ovvero la vettura numero uno resta ferma nella sua piazzola e il pilota spagnolo, nonostante Ron Dennis urli “Go!” alla radio, continua a chiedere ai suoi tecnici perché gli hanno montato le gomme più dure. Nel frattempo i secondi passano e quando ormai manca un minuto e quaranta alla fine della sessione, Alonso innesta la prima e lascia la pit lane per infilarsi in pista nel tentativo di strappare la pole al compagno di squadra. In pratica, facendo così, Fernando non fornisce il tempo materiale a Hamilton per sostituire gli pneumatici e rientrare in pista prima che Charlie Whiting cali la bandiera a scacchi. Ed infatti, sarà proprio Alonso a conquistare la pole transitando sul traguardo a due secondi dal termine e lasciando di conseguenza il collega di marca inglese a bocca asciutta. Ovviamente, il giovane britannico va su tutte le furie, mentre anche al box McLaren gli animi sono concitati. Ron Dennis si avvicina con fare minaccioso a Fabrizio Borra, il fisioterapista di Alonso, gli strappa le cuffie e cerca di ottenere una spiegazione da quest’ultimo sul comportamento tenuto da Fernando negli interminabili momenti in cui la sua McLaren resta piantata sulla piazzola di fronte al muretto box.Nei minuti successivi tutto sembra svolgersi nella più assoluta normalità, perché Alonso partecipa senza battere ciglio alla conferenza stampa riservata ai primi tre in compagnia di un contrariatissimo Hamilton e di Nick Heidfeld. #Dopo due ore e quaranta minuti, e dopo aver analizzato i fatti, i commissari chiamano i due piloti della McLaren per interrogarli sull’accaduto.# In presenza degli steward della Federazione Hamilton si scaglia contro il compagno di squadra, ma anche contro al suo team, accusando entrambi di averlo ostacolato. Ron Dennis interviene difendendo l’operato di Alonso, con il quale la discussione insieme ai commissari si protrae per circa un’ora e quarantacinque minuti. Alla fine la sentenza è nettamente a sfavore di Fernando e della McLaren, perché al primo viene tolta la pole e comminata una penalizzazione di cinque posizioni in griglia, mentre la squadra viene privata di tutti i punti che i suoi due piloti avrebbero eventualmente conquistato nella gara del giorno dopo. In pratica un antipasto di quello che sarebbe poi avvenuto a fine anno, con la sentenza della tribolata “Spy story” di cui già si parlava ampiamente in quel periodo. “Quanto è successo è#tutta colpa nostra” – aveva dichiarato uno scoraggiato Ron Dennis, dopo la tegola piovuta sul suo team poco prima della mezzanotte di sabato 4 agosto 2007.In sostanza i commissari non credettero alle spiegazioni di Alonso, per quanto riguarda gli oltre dieci secondi impiegati per ripartire dai box. Fernando si era giustificato dicendo di aver tardato perché aveva chiesto al team che gli venissero montate le gomme morbide, invece di quelle dure ed usate che poi è stato costretto ad utilizzare.#Gli Steward contestarono allo spagnolo che questa richiesta avrebbe potuto farla nei venti secondi precedenti della sosta, ma Fernando ribadì che non aveva potuto farlo via radio perchè stava ricevendo dagli ingegneri il countdown per ripartire. Tuttavia, la versione data poche ore prima alla stampa dal due volte campione del Mondo# era stata questa: “Ho aspettato di avere l’ ok per partire. Sì, il pit stop è durato più a lungo, ma capita” – #aveva dichiarato nel pomeriggio Alonso citato dal quotidiano La Gazzetta dello Sport“La sequenza di uscita viene decisa in base al traffico e io ero già in ritardo dopo il primo pit stop per colpa della coperta di una gomma che si era incastrata nella carrozzeria. Ma non c’ è nulla di strano: certi pit stop durano 10″, altri 20, altri 45. Decidono i tecnici quando dobbiamo ripartire”.Durante le interviste di rito successive alle qualifiche, qualcuno fece presente ad Alonso del comportamento tenuto da Fabrizio Borra#mentre, in piedi al muretto,# faceva dei segni con la mano. Cenni che, dalle immagini televisive diffuse da RTL, sembrano celare una sorta di countdown# per indicargli di restare fermo proprio per ritardare Hamilton nonostante il meccanico davanti alla sua vettura avesse già alzato il #”lecca lecca” per dagli via libera. #“Se uno capisce qualcosa di F1 sa che è impossibile per un fisioterapista parlare alla radio con un pilota” – aveva risposto in modo sarcastico Alonso alla domanda postagli dal giornalista che gli aveva fatto notare questo particolare. “Dennis voleva solo che gli dessi una mano a calmare un po’ Fernando, che probabilmente era un po’ in tensione, mentre lui si sarebbe preoccupato di calmare Hamilton” – aveva detto a sua volta un po’ imbarazzato Borra, interpellato in merito alla questione e ai modi bruschi di Ron Dennis nei suoi confronti. Ma se il patron della McLaren era chiaramente contrariato, anche tenere calmo Hamilton deve essere stata dura visto quanto è accaduto a porte chiuse nell’ufficio dei commissari. Davanti ai media Lewis fece in modo di non scoprirsi più di tanto, cercando più che altro di non alimentare la polemica: “Non c’ è molto da dire, tutti hanno visto cosa è successo. Francamente non capisco perchè sono stato trattenuto. Ma certamente chiederò spiegazioni”.Chiarimenti a parte è proprio Hamilton che, domenica 5 agosto, prende il via dalla prima piazzola dello schieramento del Gran Premio d’Ungheria. Posizione che l’inglese manterrà fino al termine dei settanta giri di una gara che lo vede prevalere sul ferrarista Kimi Raikkonen e su Nick Heidfeld al volante della BMW Sauber. Alonso, scattato dalla sesta piazza, riesce ad arrivare ai margini del podio conquistando in rimonta la quarta posizione, ma con un distacco di quasi quarantacinque secondi dalla vettura gemella di Hamilton. In classifica il rookie inglese consolida il suo primato salendo a 80 punti, con Alonso che, chiudendo a ridosso di Heidfeld, limita i danni e gli resta in scia a quota 73. Nel Costruttori la McLaren non prende punti in virtù della sanzione decisa dalla FIA, agevolando così la rincorsa della# Ferrari che si avvicina alla rivale di Woking in attesa del Gran Premio di Turchia. Tuttavia, la sensazione che si ha dopo la gara dell’Hungaroring è che la McLaren è ormai entrata in una spirale di crisi senza fine e le successive dichiarazioni di Alonso, il quale pone chiaramente un ultimatum al team – “o me o Hamilton” – sono solo l’inizio della catastrofe sportiva che attende la scuderia di Ron Dennis.

14 dicembre 2014 – La prima cosa che torna alla mente pensando al ritorno di Fernando Alonso alla McLaren è certamente quanto successe durante la stagione 2007, l’anno della prima esperienza a Woking del due volte iridato spagnolo.
L’anno in …

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