[Rileggendo la storia] 14 dicembre 2014 – Un tempo in molti ambivano a un posto in Ferrari. Oggi tutte le figure più importanti della Scuderia in brevissimo tempo sono scomparse con la rifondazione voluta da Sergio Marchionne. In questo articolo di Carlo Marincovich del 1992 (titolo originale, Ferrari esportazione, si torna a Guilford), molte sono le analogie con il clima di incertezza che regna attorno alla più importante scuderia della Formula 1 – dove Adrian Newey non avrebbe voluto venire – e alla McLaren-Honda che ha appena riabbracciato Fernando Alonso dopo cinque deludenti anni trascorsi a Maranello.
“Senna, Barnard, Berger, Mansell alla Ferrari. Tutti in marcia verso Maranello. Jean Alesi a Hockenheim fa gli stessi tempi della Footwork di Alboreto, sfascia per l’ ennesima volta una macchina in un bel botto, al prossimo Gp di Germania le “rosse” andranno probabilmente peggio che in Inghilterra, ma non importa: tutti vogliono andare a Maranello.E tutti danno già per fatto l’arrivo di Barnard, di Senna e di chissà quanti altri. Ci viene risparmiata, grazie al cielo, l’ipotesi di un ritorno di Alain Prost. Da sentirsi male solo al pensiero. Allora chiediamoci una cosa: che succede a Maranello di così importante da essere diventata all’ improvviso una terra promessa per tutti gli astri della F.1? Succede che la Ferrari non può vivacchiare così. Deve cambiare, radicalmente e rapidamente. Prima dell’ arrivo di nuovi piloti è urgente quindi una risistemazione tecnica. L’ assunzione di John Barnard è dunque preminente su qualunque altro discorso. Barnard è uno dei due migliori progettisti di F.1 oggi esistenti ma è l’ unico libero sul mercato.La sua precedente esperienza in Ferrari dall’ 86 all’ 89, funzionò bene solo in parte. Un po’ perché non furono molto chiari fin dall’ inizio i suoi compiti in Ferrari, un po’ perché lui col caratterino che si ritrova, tentò di “allargarsi” troppo. Montezemolo ha passato una giornata con lui a Londra e gli ha posto tutte le condizioni per far funzionare bene il nuovo matrimonio. La settimana prossima Barnard darà una risposta definitiva. Se sarà sì, come tutto lascia pensare, ci vorranno un po’ di giorni per definire i dettagli, firmare il contratto e dare l’ annuncio.Il problema di fondo è far convivere Barnard con Postlethwaite. La soluzione pare sia stata trovata. Nascono però molti interrogativi. Dove lavorerà Barnard? Con quali compiti? Con quale carica? Con quanta gente? La Ferrari tace ma non è difficile fare ipotesi. Resterà in Inghilterra senza mettere becco a Maranello.Sarà coadiuvato da tecnici inglesi di sua fiducia e da alcuni tecnici provenienti da Maranello. Avrà bisogno di uffici, macchinari ecc. ecc. Insomma, nascerà una nuova Guildford come sei anni fa. Lavoro di ricerca, progettazione e probabilmente anche costruzione di prototipi. Parliamoci chiaro: motoristicamente parlando e dimenticando per un attimo le glorie e i miti del passato, intorno a Maranello è rimasto oggi solo il deserto dei tartari. In Inghilterra, invece, c’ è la unica, sola e vera Silycon Valley della Formula 1. Se vuole restare ai vertici, la Ferrari deve piano piano procedere ad una “full immersion” in Inghilterra. Piaccia o non piaccia, restare ormeggiata in Italia significherebbe per la Ferrari naufragare lentamente ma sicuramente.Se la Benetton è diventata una grande scuderia è anche perché lavora in quella Sylicon Valley. In Italia avrebbe vivacchiato alla meno peggio come tante altre scuderie italiane. Sarà bene, dunque, abituarsi all’ idea di una Ferrari destinata a inglesizzarsi. Progetti a medio, non a breve, termine che comporteranno cospicui investimenti.Se Barnard dirà di sì, cosa potrà fare sul piano immediato? Progettare una nuova macchina per il ‘ 93. E qui si innesta il problema Senna che è di là da venire e dall’ essere risolto. Che la Ferrari e i tifosi lo vogliano è fuori di dubbio, ma Senna che in questi giorni rilascia molte dichiarazioni a giornali e tivvù, non ha ancora concretamente parlato con la Ferrari, non fosse altro che per manifestare la propria disponibilità. Che cosa può offrirgli la Ferrari dopo aver concluso con Barnard? Una buona macchina ma niente di più. Non può certamente dare a Senna la garanzia che Senna va pubblicamente chiedendo e cioè una vettura per vincere il mondiale 93. Il titolo iridato potrà venire nel 94, più realisticamente nel 95 ma non l’ anno prossimo.Le probabilità di vedere Senna alla Ferrari dipendono quindi non solo dalla Ferrari ma dal Senna medesimo. Se il campione del mondo crede nei progetti di Barnard, se crede nella rinascita della Ferrari, se è disposto a “investire” e dunque a rischiare anche lui per due o tre anni, alzi il telefonino cellulare e chiami Maranello e firmi subito. Ma se non crede a tutte queste cose, perché mai dovrebbe precipitarsi alla Ferrari l’ anno prossimo? Venga nel 94 o quando pare a lui. Insomma, con Senna non c’ è ancora nessuna vera trattativa e dunque il suo arrivo dipende da un’ infinità di valutazioni che richiederanno del tempo. Senna parla molto in questi giorni, parla con tutti tranne che con la Ferrari. L’ impressione è che stia lanciando messaggi. Non certo alla Ferrari, di cui tutti conoscono la disponibilità a prenderlo, ma alla McLaren che si trova in guai maggiori di quelli della Ferrari.La scuderia di Ron Dennis, dopo anni di predominio, adesso rischia di perdere Senna e Berger, sta per perdere i motori Honda, ha una macchina malandata più o meno come la Ferrari, non ha più progettisti di prim’ ordine. Il messaggio obliquo che Senna lancia è chiaro: risolvete questi problemini sennò, ragazzi miei, me ne vado. E così Ron Dennis, disperato, è lì che corteggia Barnard e la Renault per riempire i suoi vuoti. Chi vincerà? Montezemolo o Dennis? Poi si discuterà di Senna per assumere il quale, al di là dei discorsi mistici che fa, ci vogliono almeno 25 milioni di dollari. Tanti, anche per la munifica Ferrari che ha molti e urgenti investimenti da fare prima di pensare a Senna”. [Di Carlo Marincovich, La Repubblica 18 luglio 1992]

[Rileggendo la storia] 14 dicembre 2014 – Un tempo in molti ambivano a un posto in Ferrari. Oggi tutte le figure più importanti della Scuderia in brevissimo tempo sono scomparse con la rifondazione voluta da Sergio Marchionne. In questo articolo

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