10 dicembre 2014 – In tempi di crisi economica e di team che, pur affidandosi ai piloti paganti talvolta non riescono a evitare il tracollo finanziario, la realtà Williams è l’unica che fa storia a sé. La scuderia di Grove, caduta in disgrazia nell’ultimo decennio e finalmente risollevatasi grazie alla rivoluzione regolamentare 2014, sarebbe la prova che anche i garagisti, team senza grandi case automobilistiche alle spalle, possono lottare per i podi, per le vittorie e – perché no? – anche per il titolo iridato. Parola di Claire Williams.Il 2014, oltre a essere l’anno della storica rivoluzione regolamentare che ha reintrodotto i motori turbo in Formula 1 aprendo le porte alla tecnologia ibrida, è stata anche la stagione che ha portato al tracollo finanziario i piccoli team di fondo schieramento. Ed è così che, l’idea del budget cap, già accantonata ai tempi del suo insediamento ai vertici della FIA, viene rispolverata da Jean Todt nel tentativo di garantire un futuro alle scuderie che per adesso boccheggiano quali Sauber, Force India e Lotus, nonché per invogliare nuovi investitori a rilevare ciò che resta di Caterham e Marussia.In mezzo alla crisi, però, c’è la realtà Williams, piccolo team garagista – se comparato alle grandi scuderie che hanno alle spalle le più importanti case automobilistiche o una tra le multinazionali più munifiche al mondo come la Red Bull – che in questa stagione ha dimostrato come sia possibile raggiungere buoni risultati pur senza rischiare il dissesto economico. E che si è opposta al budget cap.“Per noi, considerando dove ci trovavamo la scorsa stagione – ha spiegato a ESPN F1 Claire Williams, figlia del fondatore Sir Frank e oggi team principal della storica compagine di Grove – è davvero un risultato incredibile aver battuto chi, come Ferrari, opera con budget praticamente doppi rispetto ai nostri. Un risultato incredibile che, per quanto ci riguarda, dice tutto quello che c’è da dire sulle questioni del contenimento dei costi di cui ci stiamo occupando al momento. La Formula 1 è quella che è, noi ci siamo dentro da abbastanza tempo per sapere come funzionano le cose”.Al di là dell’ottima gestione dei costi, è indubbio come tra gli artefici della riscossa Williams ci sia il propulsore Mercedes. In tal senso Claire Williams si pone in contrasto con le parole di Ron Dennis, che qualche settimana fa si era detto convinto di quanto fosse impossibile lottare per il titolo mondiale da clienti e senza il supporto diretto del motorista (qui le parole del boss di Woking e qui la conferma del racing director Boullier), come invece accadrà in McLaren dal 2015 con Honda.#“Abbiamo trovato nella Mercedes – ha insistito la dirigente sportiva britannica – un grande fornitore di power unit e ci riteniamo fortunati per il grande rapporto creatosi con loro. Al momento tutto funziona alla perfezione, ma se un altro costruttore venisse a parlare con noi, perché mai dovremmo sottrarci alla conversazione? Ho letto dichiarazioni di chi crede che non puoi sopravvivere se non hai un supporto diretto, ma si tratta di convinzioni totalmente errate. Noi siamo sopravvissuti per tanti anni senza avere un motorista che si occupasse di noi in via esclusiva e non c’è ragione per cui non si possa continuare a farlo”.

10 dicembre 2014 – In tempi di crisi economica e di team che, pur affidandosi ai piloti paganti talvolta non riescono a evitare il tracollo finanziario, la realtà Williams è l’unica che fa storia a sé. La scuderia di Grove,

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