[Prima parte] 7 dicembre 2014 – Fine anni ’70: all’epoca Giancarlo Luigetti era responsabile della comunicazione della Magneti Marelli per la Formula 1. In questa intervista racconta come nacque nel paddock un punto d’incontro rimasto memorabile modello ispiratore delle attuali hospitality. Giancarlo Luigetti a lei va ascritto il merito di aver inventato la prima hospitality del paddock. Come nacque l’idea?
“Questa è una storia antica del mondo della Formula 1. Oserei definirla preistoria. Nel 1978 ho iniziato a frequentare i Gran Premi con l’azienda per la quale lavoravo, la Magneti Marelli. All’epoca la Ferrari affrontava le trasferte con tre monoposto e sedici uomini in tutto, oltre a Mauro Forghieri nella veste di progettista e ingegnere di pista, a Luca Cordero di Montezemolo direttore sportivo che stava per entrare in Fiat, Daniele Audetto successore di Montezemolo e# Luigi Montanini ovvero “Pasticcino” – soprannome ereditato da ragazzo quando faceva il pasticcere a Maranello – che raggiungeva il circuito alla guida di un Leoncino OM rimorchiando una roulotte. Sembra proprio di parlare di preistoria se pensiamo alle centinaia di tecnici presenti oggi per ogni squadra impegnata nelle trasferte del campionato. In quella roulotte Pasticcino cucinava da mattina a sera per gli uomini della Ferrari, unica risorsa di tutto il paddock dove poter mangiare anche un semplice panino. Da qui mi venne l’idea di attrezzare un mezzo con il quale il personale della Magneti Marelli – fornitore tecnico della Scuderia di Maranello – avrebbe potuto seguire meglio tutto il calendario del mondiale Formula 1″. Quando entrò in servizio il camper dedicato all’ospitalità nel paddock di Gran Premi?
“La Magneti Marelli mise a disposizione un piccolo camper che fece il suo esordio in occasione del Gran Premio del Belgio disputato domenica 8 maggio 1982 sul circuito di Zolder. Una data nefasta per la Formula 1 perchè, come sappiamo, Gilles Villenuve perse la vita alla guida della Ferrari durante le prove, impegnato a strappare il miglior tempo ottenuto sino a quel momento dal compagno di squadra Didier Pironi. Subito dopo l’incidente molti giornalisti, in particolare quelli italiani, accorsero nel camper per riuscire ad ottenere maggiori informazioni, ignari della tragedia che si era consumata, in quanto si pensava che Gilles avesse evitato il peggio perchè nelle prime immagini – di scarsa qualità – lo sventurato pilota canadese era apparso ancora ancorato al sedile della monoposto. Ma purtroppo non fu così. Da quella circostanza il nostro camper in seguito diventò il luogo d’incontro per tutti gli uomini del paddock, vero punto di riferimento per giornalisti, piloti e manager che sapevano poter contare su una accoglienza genuina e discreta, tutta italiana per simpatia ed atmosfera. Erano tempi che contrastano con quelli di oggi. A Zolder c’era una sola toilette per tutto il paddock e per fare la pipì, prima bisognava pagare. La squadra Formula 1 dell’Alfa Romeo di Carlo Chiti, portava le monoposto su un carrello trainato da un furgoncino e la sistemazione vicino al box era delimitata da un ombrellone. Magneti Marelli grazie al camper iniziò a rifornire altre squadre di materiale elettrico e l’idea anche per questo motivo si rivelò vincente dal punto di vista commerciale: fu una operazione che oggi verrebbe definita di marketing…” La roulotte di Pasticcino ispirò la vostra hospitality che divenne famosa per un’accoglienza diversa, tutta speciale…
“Il primo anno di attività del camper non aveva una cucina all’altezza di quella della roulotte di “Pasticcino”, ma la dispensa era ben fornita di Chianti e pecorino che portavo da casa, prosciutto e salsiccia che faceva mio suocero in Umbria. Divenne un sicuro punto di appoggio non solo per chi era impegnato nelle attività ai box, come le mogli, le fidanzate e gli amici degli uomini del variegato mondo della Formula 1, compreso Bernie Ecclestone che in compagnia della moglie di allora, la croata Slavica, veniva a mangiare da noi. In questa atmosfera le chiacchiere dilagavano toccando aspetti della vita pubblica e privata, in particolare dei piloti e dei giornalisti, quei pettegolezzi indiscreti che oggi chiamiamo gossip. Il camper era diventato un vero osservatorio privilegiato con vista dietro alle quinte del palcoscenico dove si svolgeva lo spettacolo. Proprio in virtù dell’abbondanza di notizie e indiscrezioni che animavano il salotto del camper, a volte velenose quanto il morso di un serpente, venne coniato il nome di “Serpentario”. I primi animatori furono i giornalisti Aldo Costa e Nestore Morosini che non esitavano a rinforzare le tinte dei racconti, spesso romanzando la verità, specialmente se il tema riguardava la cronaca rosa dominata da un grande mattatore, Nelson Piquet: un vero pericolo per tutte le mogli e fidanzate. Il meccanismo era puerile: un giornalista lanciava una indiscrezione, spesso completamente inventata e chi passava successivamente trovava una versione ampliata e adeguatamente ricamata che via via si modificava ad ogni interlocutore diverso. Un vero serpentario!” Nasce il “Serpentario” vero e proprio prototipo dei futuri motorhome che oggi campeggiano nel paddock…
“Il Serpentario anticipò le future hospitality che oggi dominano il paddock, luoghi dove si trattano i grandi temi e i grandi affari di tutto il mondo della Formula 1. Il primo ad avere l’idea di utilizzare un motorhome, vedendo l’utilizzo del nostro camper, fu Maurizio Arrivabene che consigliò la Ferrari di attrezzarsi con un mezzo in grado di poter ospitare i piloti, gli sponsor e le attrezzature più delicate come quelle per il cronometraggio delle vetture impegnate in pista L’utilizzo del Serpentario nel tempo si modificò anticipando sempre i tempi. Proprio a Imola nel camper ospitammo la Olivetti all’esordio con il servzio di cronometraggio elettronico per i Gran Premi – forte dell’esperienza che aveva acquisito nelle gare di sci – facendo convivere le sofisticate attrezzature con l’attività di uno chef “stellato”, per offire agli ospiti della Magneti Marelli la migliore accoglienza possibile. Il piatto forte consisteva nel risotto con i gamberi – annaffiato dallo champagne che portava la Ferrari – servito in più turni, tanto era il successo. Un posto al Serpentario era ambito. Particamente tutti i maggiori nomi della Formula 1 sono passati da noi. Tra gli italiani i più tranquilli erano il rallista Federico Ormezzano assiduo frequentatore, Franco Bonaventura, Gianfranco Palazzoli con Mario Poltronieri e Ezio Zermiani. Gli animatori più “velenosi” erano Nestore Morosini con Aldo Costa e Pino Allievi con Eugenio Zigliotto, impegnati in un vero campionato di sfottò tra notizie più o meno vere. Chi invece non ci vedeva di buon occhio era Bernie Ecclestone perchè parcheggiavamo il camper nel paddock liberamente senza pagargli gli agi che invece oggi pretende da tutti coloro i quali vogliono utilizzare spazi in occasione delle gare. Probabilmente siamo stati proprio noi del Serpentario a fargli venire l’idea di sfruttare convenientemente ogni metroquadrato dell’area box”.
Il Serpentario è stato anche un luogo molto amato dai piloti, dai giornalisti e dove sono state scritte pagine importanti della storia della Formula 1…
“Tutti i piloti, ma non solo loro, passavano dal Serpentario. Clay Regazzoni prima di salire in macchina per le qualifiche veniva per mangiare una salsiccia e bere un bicchiere di Chianti. Quando si prsentava Arturo Merzario – che si alimentava a base di biscottini e Coca Cola – tutti si “toccavano” per via che la sua vettura era sponsorizzata da un’impresa di pompe funebri. Il capitolo degli aneddoti su Nelson Piquet sarebbe lunghissimo da raccontare, tutti sullo stesso tema delle innumerevoli conquiste ad ogni gara in calendario, ma non mi riferisco ai successi in pista. Non c’ era pilota che potesse nascondere una fidanzata oppure una marachella matrimoniale. Il presidente dell’Alfa Romeo, Ettore Massacesi, quando seguiva la squadra corse, era il primo al mattino ad arrivare al camper per prendere un caffè Illy insieme all’ingegner Chiti. Lo storico incontro segreto tra Cesare Fiorio e Ayrton Senna in cui firmarono il preaccordo che avrebbe portato il pilota brasiliano a Maranello, avvenne proprio al Serpentario, così come il primo faccia a faccia tra Mauro Forghieri e René Arnoux… Guardando il mondo della Formula 1 di oggi, non vedo più quello spirito che animava le corse di un tempo in cui il pubblico era vicino ai personaggi che lo caratterizzavano e lo rendevano umano e leggendario. Oggi vedo uno scenario dominato dagli affari che nulla ha a che vedere con lo sport. Devo confessare: il Serpentario mi manca, soprattutto per via degli anni belli”.

[Prima parte] 7 dicembre 2014 – Fine anni ’70: all’epoca Giancarlo Luigetti era responsabile della comunicazione della Magneti Marelli per la Formula 1. In questa intervista racconta come nacque nel paddock un punto d’incontro rimasto memorabile modello ispiratore delle attuali

Leggi articolo completo...