2 dicembre 2014 – Penso sia abbastanza curioso come, in Italia, sia costume cambiare molto in fretta opinione o pensiero. Nel giro di appena 14 mesi, si è passati dai fischi di Monza e Marina Bay agli “osanna” rivolti al nuovo pilota Ferrari.L’annuncio di un nuovo pilota a Maranello è da sempre stato oggetto di analisi ed interesse da parte della stampa. Non fa eccezione l’arrivo di Sebastian Vettel in sostituzione di Fernando Alonso. In poche ore, il quattro volte iridato, sembra aver già scaldato il cuore dei tifosi della Rossa, che lo vedono – anche leggendo tra le centinaia di commenti letti sulle pagine di FormulaPassion.it – come l’erede designato di Michael Schumacher.Premesso che i paragoni e gli accostamenti con il passato non mi hanno mai fatto fare i salti di gioia, anzi, trovo allo stesso modo curioso come, quando il ragazzo di Heppenheim si trovava a vestire i panni del principale antagonista del Cavallino negli ultimi anni, sia stato costantemente sottostimato, svalutato, in alcuni casi messo alla berlina o, peggio ancora, fischiato.I fischi ed il tifo “contro”, come quanto visto nel 2013 all’indirizzo di Sebastian, non li ho mai sofferti, devo essere sincero, sopratutto in sport ad alto rischio come la Formula 1. Se però da un lato si possono bollare come la mancanza di intelletto di alcune personaggi presenti a Monza – patria della Ferrari – trovo strano che anche a Singapore, pochi giorni dopo il Gran Premio d’Italia, si sia ripresentato il medesimo scenario.Ora che però Vettel è diventato pilota Ferrari, caso strano tutte le illazioni sulla sua supremazia grazie ad una Red Bull inavvicinabile sembrano essere svanite, come lacrime nella pioggia, mentre stiamo assistendo ad un abbandono rapido dell’ormai ex pilota del Cavallino, Fernando Alonso.Il ragazzo di Oviedo, dal 2010 al 2013, è stato il principale rivale di Vettel, quello con maggior appeal mediatico, costretto ad alzare bandiera bianca in due occasioni all’ultima gara della stagione. Per certi versi, lo spagnolo è entrato nell’animo dei tifosi ferraristi proprio per la sua fame e voglia di vincere, nonostante un mezzo tecnico inferiore alla concorrenza, che comunque gli è valso vittorie destinate a rimanere nella storia della Rossa, come quella di Valencia del 2012 o di Barcellona l’anno seguente oltre, chiaramente, a Monza.Ora, però, tutto questo è già finito nel calderone, tutto questo è passato. Nel mondo moderno che viaggia a 300 all’ora, pare non esserci spazio per la parola riconoscenza. Sia chiaro, lungi da me sottoporre le masse ad un giudizio complessivo, non sono un sociologo. La cosa che non comprendo è come mai si possa cambiare giudizio con siffatta repentinità da far invidia ai trasformisti di crispiana memoria.Alonso alla Ferrari ha dato molto, portandola a sfiorare due titoli mondiali, persi entrambi non per colpe o scelte a lui direttamente imputabili o riconducibili. Non mi riferisco solo all’errata strategia di Abu Dhabi 2010, ma anche alla sfortuna di vedersi piombare Grosjean a pochi centimetri dal viso a Spa, incidente per il quale ha avuto davvero più qualche santo in paradiso. Se il bilancio del confronto con Vettel fosse fermo sul 2 a 2, penso che nessuno avrebbe da obiettare.Dal canto suo, invece, Sebastian arriva in Ferrari dopo il primo vero anno difficile della propria carriera in questo sport. Al netto delle sfortune varie patite ad inizio stagione, non è mai parso in grado di essere in pieno controllo su Daniel Ricciardo, una sorta di freshman alla sua prima apparizione in una scuderia veloce e solida.Cedere ai facili sensazionalismi solo per vendere qualche copia in più a seguito di un tempo non ufficiale fatto segnare dal tedesco, francamente mi risulta di difficile comprensione. Vettel ha vinto quattro titoli iridati, è il pilota più vincente in attività ed è ancora giovane. La voglia di arrivare a Maranello è, a detta di chi lo conosce, genuina ed autentica, ma onestamente non ricordo a mia memoria un pilota che non si sia sentito onorato di guidare una vettura con lo scudetto del Cavallino Rampante sul musetto.Alla Ferrari è giusto augurare ogni bene, fa umanamente male vederla lottare per le posizioni di rincalzo ai margini della top ten ed anche lo sport non trae beneficio da questi risultati. Ciò che fa male, al contrario, è l’ingratitudine, e purtroppo se ne vede fin troppa in questi giorni.

2 dicembre 2014 – Penso sia abbastanza curioso come, in Italia, sia costume cambiare molto in fretta opinione o pensiero. Nel giro di appena 14 mesi, si è passati dai fischi di Monza e Marina Bay agli “osanna” rivolti al

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