[Nuovo corso Ferrari] 30 novembre 2014 – In meno di sette mesi alla Ferrari sono usciti di scena Domenicali, Marmorini, Montezemolo, Alonso, Mattiacci: le principali figure di riferimento dell’intera squadra.
Ogni volta che una squadra attraversa un periodo di grandi stravolgimenti, nessuno ha più la tranquillità del proprio compito. Tra coloro che restano al loro posto, aleggia l’angoscia di venire licenziati da un giorno all’altro senza poter cogliere il minimo segnale premonitore. Con questo clima, le persone tendono a impegnarsi senza lode e senza infamia, senza correre rischi e senza prendere inziative che magari potrebbero portare a importanti progressi tecnici. Perchè esporsi a possibili ammonimenti o punizioni quando regna un clima di generale incertezza? La consegna silenziosa per tutti è quella dello “stiamo tutti allineati e coperti perchè qui tira una brutta aria”.Il grande team di un tempo, quello che faceva capo a Todt, Brawn, Byrne e Schumacher, nei primi quattro anni mai ha “toccato palla”. I risultati importanti sarebbero arrivati ben dopo, come tutti sappiamo. Con un sistema della mitragliatrice deietro alla schiena, sarebbero stati massacrati, uccisi e mandati via uno ad uno come è successo in questi ultimi tempi, senza voler andare a cercare altri esempi in un’epoca più lontana. La forza di quel team era la fiducia in un gruppo, nonostante quattro o cinque anni di risultati scalcinati, avendo potuto lavorare senza l’angoscia della prestazione immediata da ottenere a tutti i costi. Infatti hanno avuto tutto il tempo per organizzarsi e migliorarsi.E’ anche vero che l’epoca in cui il team di Maranello era guidato da Todt, devo ammettere che dopo la fase di riorganizzaione durata quasi cinque anni, i risultati sono stati raccolti a piene mani da Michael Schumacher. Ma è anche vero che nelle ultime due stagioni del dream team, la vittoria del campionato è andata a Fernando Alonso con la Renault. Todt, Brawn e Schumacher non hanno smesso da vincenti, hanno abbandonato la scena dopo due anni da perdenti. Il costante declino prestazionale della Ferrari è iniziato proprio negli ultimi due anni della gestione di Jean Todt, fino a giungere alla situazione del 2014 che segna uno dei punti più bassi della storia della scuderia di Maranello.Cambiando figure di riferimento con grande frequenza, è inevitabile che i nuovi arrivati siano accompagnati dai loro alibi: “Cosa pretendete da me? Io sono arrivato ieri. Datemi tempo…”. Poi puntualmente il tempo viene concesso solo a parole perchè nei fatti si pretenderebbe di toccare con mano un miglioramento che rapidamente è impossibile da ottenere. Oggi mi auguro che la Ferrari imbocchi la strada della stabilità, affinchè i tecnici possano operare serenamente, senza dover subire il nefasto clima da caccia alle streghe.E’ un clima che conosco bene, perchè l’ho vissuto direttamente sulla mia pelle tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del ’90. Quella volta si usciva dalla squadra, pur ottenendo risultati che non sono paragonabili a quelli di oggi – avevamo vinto nove Gran Premi con ventisette podi su 36 gare, una gara ogni quattro una Ferrari arrivava prima al traguardo – per ragioni, prettamente “politiche”. Boom e saltava il nostro incarico e di conseguenza ad ogni cambiamento la squadra, così come accade oggi, impiegava del tempo per riprendersi. Ecco quindi che il “fattore stabilità” è la prima condizione necessaria al team per poter creare le basi necessarie allo sviluppo organizzato del lavoro di un gruppo coeso di tecnici in sintonia.Dalla stabilità nasce l’idea vincente che prende forma dall’evoluzione di una serie di centinaia e centinaia di piccoli particolari il cui insieme costituisce la differenza in grado di far vincere la gara o un campionato, così come lo possono far perdere. Un esempio, per quanto banale, è quello di una intelligente lettura dei regolamenti, sapendone anticipare l’applicazione: se verrà vietato il rifornimento durante la corsa, riuscire a prevedere come ridurre al massimo il tempo per il cambio gomme, diventerà fattore importantissimo nella strategia di gara e risulterà vincente il team che a avrà ottimizzato congegni e soluzioni tecniche in grado di rendere più breve la sosta.Nella prima stagione in cui era stato abolito il rifornimento, la Red Bull guadagnava un secondo su tutti al pit stop. Non certo perchè i meccanici guidati da Adrian Newey fossero più bravi dei colleghi della Ferrari o della McLaren, bensì perchè disponevano di attrezzature pensate e progettate appositamente per quello scopo e cioè per un particolare momento della gara al quale gli altri team ancora non avevano pensato. La capacità del bravo progettista consiste nell’avere una visione d’insieme che consente di trovare un dettaglio, per quanto minimale, in grado di fare la differenza. L’ottimizzazione di tanti minimi particolari messi insieme può dare grandi vantaggi.L’evoluzione e l’affinamento delle componenti del progetto, dal motore all’aerodinamica, dagli strumenti utilizzati ai tecnici, consentirà il miglioramento che sarà graduale, perchè ritengo difficile che dal quarto posto si possa ambire ad un improvviso abbattimento del gap in grado di portare immediatamente alla vittoria, ma dal quarto posto si raggiungerà il terzo o dal secondo il primo. Per ottenere tutto questo serve la mentalità di chi partecipa a qualsiasi disciplina sportiva, ovvero la mentalità della sfida, del confronto in cui primeggiare. I tecnici devono svegliarsi nel cuore della notte per pensare a quale veleno propinare all’avversario la mattina dopo. Come fare meglio? Quale l’idea che gli altri non hanno?In un gruppo di lavoro nuovo, per prima cosa deve crearsi il clima che porti all’idea inedita, diversa, vincente attraverso una perfetta organizzazione. Il nuovo team principal della Ferrari, Maurizio Arrivabene, è sicuramente un uomo intelligente e preparato al management, ma mai ha avuto modo di fare questo mestiere in prima persona, per quanto si trovi in Formula 1 da una vita, però svolgendo ben altri compiti rispetto a quelli richiesti da una squadra che produce e gestisce l’intera macchina. Con zero gavetta, dovrà fidarsi di collaboratori operativi che ne sanno più di lui, sino a quando non si sarà fatto un’idea più precisa sulla condizione reale della squadra.In termini di presenza e peso della Ferrari quale interlocutore nelle sedi istituzionali, Maurizio Arrivabene porterà sicuramente un grande beneficio a Maranello, essendo una figura conosciuta e ben introdotta nel mondo della Formula 1 e delle lobby che lo compongono. La Ferrari con Arrivabene ha già fatto un passo avanti, uscendo da una condizione che doveva assolutamente cambiare per esercitare un importante ascendente dal primo all’ultimo gradino della scala che compone l’universo delle istituzioni sportive. L’ambito invece in cui il nuovo team principal è “scoperto”, sono le componenti tecniche, dell’aerodinamica e del propulsore in particolare, più in generale di tutto l’autotelaio.Basti fare un confronto con la Red Bull che non penso disponga di un propulsore migliore del Ferrari. Ebbene, la monoposto di Newey quest’anno ha vinto tre gare, mentre i piloti di Maranello si sono dovuti accontentare di qualche podio. Daniel Ricciardo i successi li ha ottenuti grazie all’erodinamica, non certo per il motore. Confido che nella prossima stagione le vetture del Cavallino possano eccellere almeno nella componente dell’autotelaio – considerando i vincoli regolamentari che limitano lo sviluppo della componente propulsiva – se vorrà iniziare a risalire la china. Quest’anno abbiamo avuto tanti esempi sull’importanza della parte aerodinamica: McLaren e Force India che montavano il potente Mercedes, eppure sono state costrette a lottare con la Ferrari che a sua volta non riusciva a raggiungere Red Bull e Williams. A me rimane la speranza che qualcuno inventi la soluzione vincente in grado di sovvertire tutti i pronostici, riportando la Ferrari alla vittoria in fretta. Non è impossibile.

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